Pura Devozione

Sri Srimad Bhakti Vaibhava Puri Goswami Maharaj

Anyābhilāşita śūnyam

Dobbiamo essere privi di desideri materiali, anyābhilāşita.

Vogliamo questo e quello… qualcosa di questo mondo: del potere, una posizione, ricchezza, bellezza e altro ancora. Se si vuol godere in questo mondo, si può compiere karma. Se compi karma avrai questo risultato. Esternamente karma e bhakti sembrano uguali. Se guardi le attività di un karmi e quelle di un bhakta esternamente sembrano uguali. Ma c’è una differenza. Uno possiede ego (ahankara), e l’altro no.

Cos’è l’ego? Ego significa “io”, e “io” significa che penso in termini di: “brahmana, ksatriya, vaisya, sudra”, oppure: “Io sono un purusa, un maschio, una femmina”. Appartengo a quella casta o rango, a una particolare nazione e così via. Questi sono i diversi esempi dei sentimenti mondani che proviamo. Se uno vuole godere di questi sentimenti e allo stesso tempo vuole ottenere il servizio al Signore Supremo, non lo potrà avere. Rupa Gosvami disse: anyābhilāşita śūnyam, non potete ottenere la pura bhakti a meno che non vi arrendiate ai piedi del Signore Supremo. E’necessaria la resa.

Cos’è questa resa? Arrendersi significa rinunciare al proprio ego, aham-karam e mama-karam – io e mio. E chi siamo noi? Kaviraja Gosvami ha citato nella Caitanya Caritamrta un dialogo tra Caitanya Mahaprabhu e Sanatana Gosvami il quale chiede: “O Signore, per favore dimmi chi sono?” Questa non è una domanda qualsiasi. Quando un devoto sincero all’inizio avvicina il Supremo Maestro, chiede “O Maestro per favore dimmi chi sono io, e chi sei Tu. Per favore, dimmi chi sono?” Mahaprabhu disse a Sanatana Gosvami, “Tu sei il ministro di Hussain Shah. Tu hai studiato tutte le scritture. Tu sei un grande ed erudito studioso. Come puoi non sapere chi sei?” Sanatana Gosvami rispose: “Se io conoscessi me stesso sarei felice. Ma non sono felice. Non so come posso ottenere quella felicità che deriva dal conoscere sé stessi. Per favore, Swami, dimmi chi sono. Io non sono in grado di capire me stesso. “Allora Mahaprabhu disse:

jīvera ’svarūpa’ haya — kŗşņera ’nitya-dāsa’

kŗşņera ’taţasthā-śakti’ ’bhedābheda-prakāśa’

Essere un eterno servitore di Krsna è la posizione costituzionale dell’entità vivente. Poiché è l’energia marginale di Krsna, è simultaneamente uno e differente dal Signore.” (Caitanya Caritamrta – Madhya, 20.108) Noi siamo parti infinitesimali di Lui. La nostra funzione è di essere attratti da Krsna, mentre la funzione di Krsna è di attrarre. Ma come un pezzo di ferro, coperto di ruggine, non può essere attratto da un magnete così non appena siamo purificati ed entriamo nell’area del Suo campo magnetico, Krsna ci attrarrà ai suoi piedi di loto. A questo punto possiamo lasciare il nostro ego. Fino ad allora l’ego è sempre presente. Chi sei tu?  E tu puoi rispondere, “Io sono un americano, un europeo, un indiano. Sono brahmana, ksatriya, vaisya o sudra.”

Chaitanya Mahaprabhu disse: gopī-bhartuh pada-kamalayor dāsa-dāsānudāsah. “Gopi bharta, sono la polvere dei piedi di un devoto.” Di quale devoto? Quel devoto che è il servitore del servitore e così di seguito. I più grandi devoti sono le gopi, le pastorelle di Vrindavana. Se noi diventeremo la polvere dei piedi di una gopi solo allora saremo qualificati per abbandonare questo ahankara, il falso ego.

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