La mente

“O mente peccaminosa! Tu non sei un vaisnava!

In apparenza canti il nome di Hari in una casa solitaria,

ma lo fai per raggiungere il predominio mondano;

la tua non è altro che pura ipocrisia!

Non sai che la supremazia mondana è priva di

valore, come il letame del cinghiale, e che è uno degli

splendori di màyà, l’illusione? Perché dovresti pensare,

anno dopo anno, alla ricchezza e al godimento?

Queste sono tutte cose momentanee e transitorie!

Quando reclami come tua la ricchezza,

essa genera in te uno sfrenato desiderio di godimento.

Ma solo Màdhava, il Signore di tutte le ricchezze,

dovrebbe essere sempre servito con essa.

E perché abusi della sensualità delle donne, di cui Yàdava, Krishna (l’incantatore di tutti),

è l’unico ed eterno beneficiario?

Ràvana, la lussuria incarnata, combatté invano

con Ràghava, l’incarnazione dell’amore,

per l’albero immaginario della supremazia,

che non è altro che un miraggio.

L’egemonia che cerchi è come la sabbia mobile

che ti fa sprofondare dal tuo punto di appoggio.

Non potrai mai ergerti su di essa

e se insisti nel farlo, ti condurrà alla rovina e alla distruzione. Se ti puoi situare sulla fissa e solida piattaforma su cui poggia sempre un vaisnava,

i tuoi piedi non scivoleranno mai.

Perché soffri nella falsa speranza di profanare

i devoti di Hari e di raggiungere la loro intrinseca

elevazione spirituale e gloriarti dei tuoi infruttuosi

e sciocchi sforzi?

Una superiorità eterna e non-mondana

segue spontaneamente i santi piedi di un vaisnava.

Nella relazione tra un vaisnava, il devoto,

e Visnu, il Signore, non c’è traccia di illusione, màyà,

o di inganno mondano. Sappi che la tua

apparente supremazia è traditrice come una donna

che divora carne di cane, e che la tua finta solitudine

è totalmente infernale.

Abbandonerò il kìrtana,

il canto collettivo del santo nome del Signore,

per ricercare la fama attraverso la solitudine”.

Ma dove può portare questa ricerca di celebrità?

Se questo è il tuo dubbio, o mente,

sappi per certo che Màdhavendra Purì

non si lasciò mai sedurre dall’imitazione,

né rubò mai nel suo magazzino di percezione

come fai tu!

Seguendo Màdhavendra Purì come fa un servitore,

non dovresti mai paragonare l’autorità non sollecitata

con il tuo potere apparente,

che è come il letame di un cinghiale.

Dovuto all’invidia ti sei affogato da solo

nelle luride acque del godimento

e hai abbandonato le perfezioni del kìrtana.

Tu, mente peccaminosa, considera attentamente

che coloro che adottano mezzi malefici

propagano sotto false vesti la devozione solitaria.

Medita ancora e ancora su ciò che

il Signore Supremo Gauranga ci ha gentilmente insegnato attraverso le istruzioni che con massima cura

diede a Sanàtana Prabhù.

Non dimenticare nemmeno per un momento

le parole più preziose che insegnò:

immaginario e reale, simpatia e indifferenza,

libertà e schiavitù.

Non confonderle mai un con l’altra.

Canta ad alta voce il nome del Signore.

Chi non è mai vittima della tigre della ricchezza,

della bellezza e della fama, è un vaisnava.

Egli è davvero indifferente

e perciò è un puro devoto.

Per lui il mondo transitorio

è come un serpente per l’incantatore.

Colui che usa con moderazione né più né meno

di ciò che gli è necessario e favorevole

per il servizio di devozione, che evita tutti i godimenti

ed è sempre distaccato dalla malattia, è davvero impassibile. Egli vede che ogni cosa è proprietà del suo Signore Màdhava, e non è destinata

al suo piacere personale.

Questa identità con le cose di Màdhava e questo attaccamento per esse è la vera indifferenza.

Colui che è attaccato in questo modo ad Hari e che ne vede lo splendore anche nel regno della materia,

è veramente fortunato.

Chi canta il nome del Signore per ottenere prestigio,

è pieno di ipocrisia.

Coloro che abbandonano la materia

per paura o desiderio e coloro che ne godono,

sono entrambi ugualmente non-vaisnava.

Evitane la compagnia.

Tu non puoi né possedere né rinnegare

le proprietà di Visnu, e perciò rincorri

come un pazzo il godimento o la rinuncia.

La mente dei Màyàvàdì non può mai pensare

a Krishna e, presa dal concetto di salvezza immaginaria, condanna un vaisnava.

O mente! Tu sei al servizio dei vaisnava e dovresti sempre sperare di ottenere la devozione.

Perché dovresti desiderare la solitudine?

Un falso rinunciante che si autodefinisce tale

non potrà mai essere un vaisnava, poiché abbandona

il suo servizio e annega nella solitudine.

Che guadagno c’è nell’acquisire

quel vantaggio apparente?

Impegnati sempre nel servizio di Srì Ràdhà,

e tieniti lontano dall’infido godimento.

Canta il nome del Signore, ma non per gloria o supremazia.

Perché dovresti rincorrere la falsa solitudine

alla ricerca della devozione, tralasciando Srì Ràdhà,

il tuo eterno oggetto di adorazione?

I veri predicatori sono gli abitanti di Vraja.

Essendo destinati alla predica, essi non aspirano

ad essere superiori e sono forti abbastanza

da infondere vitalità nelle persone.

La predica ne è il sintomo.

Nella coscienza di Krishna non c’è nessun tentativo

di ottenere una posizione di supremazia.

L’umile servitore di Srì Ràdhà e del Suo amante

spera sempre nel kìrtana, e prega tutti

di cantare ad alta voce il nome del Signore.

Quando la meditazione seguirà in modo spontaneo

il kìrtana, solo allora la devozione solitaria

e la rinuncia saranno naturali.

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