Apparizione di Sri Rama 2 Aprile 2020

Tratto dalla biografia di Srila Bhaktivedanta Narayana Gosvami Maharaja

L’IDENTITA’ DI UN SERVITORE

I Gaudīya vaişņava rispettano tutte le incarnazioni del Signore Supremo Kṛṣṇa, incluso Rāma, Nrsimha, Vāmana e Varaha, e per questo onorano i giorni della loro apparizione. Dopo aver aderito alla missione del suo divino maestro, l’amore di Srila Gurudeva per Rama e il Rāmāyanņa non diminuì mai. I puri devoti e gli eterni associati di Krsņa provano amore spontaneo per tutte le incarnazioni di Kṛṣṇa. Ogni primavera Śrīla Gurudeva organizzava una festa alla Keśavajī Gaudīya Matha per celebrare l’apparizione del giorno del Signore Rama. Inoltre andava in un’assemblea chiamata Rama Pracāriņī Sabhā a Chowk Bazaar, Mathurā, dove i dotti pandita parlavano dei passatempi e delle glorie di Sri Rama al cospetto di grandi folle.

Un anno, Srīla Gurudeva fu invitato in una sala riunioni dove migliaia di persone si erano radunate. Mentre Srila Gurudeva sedeva con gli ospiti, un pandita parlò della filosofia Mayavada del monismo assoluto basandosi su un verso della Rama Carita Manasa. Egli disse:

siyā rāma māyā saba jaga jāni kara praņāma juda juga pāņi

“Sappi che Sītā-Rāma sono ovunque, che tutti gli esseri sono Sita-Rama. A chiunque offri omaggi è Sītā-Rāma. Così dovreste servire l’umanità. Alla fine realizzerete di essere Dio, e al termine della vita terrena vi unirete al Brahman.”

Ascoltando il discorso del Māyāvādī, Śrīla Gurudeva si alterò davanti alla filosofia impersonale propagata sulla base della devozione a Rama. Dopo un lungo discorso che esponeva la filosofia Māyāvāda mista ad argomenti riguardanti Rama, il pandita tornò al posto. Srila Gurudeva gli si sedette accanto e gli chiese: “Stai affermando che tutti sono Sītā e Rama. Allora tua moglie è Sīta e tu sei Rama?” “Sì”, disse il pandita con aria di orgoglio e sicurezza. “Tuo figlio è Rama e sua moglie è Sīta?” chiese Śrīla Gurudeva. “Sì.”

“Tutti sono Sītā-Rāma?” “Sì”, disse il pandita, preannunciando una discussione accesa. “Capre, maiali e cani sono Sītā-Rāma?” “Quante volte devo dire che tutto è Sita-Rama? Tutto è uno.” “Quindi se la moglie di tuo figlio è Sitā, ogni giorno gli offri i tuoi omaggi e la adori?” disse inoltre Śrīla Gurudeva. “Adori Rama nella forma di un cane? E se un ladro è lo stesso Rama, qual è il bisogno di punirlo? Devi adorare il ladro e metterlo su un altare? Anche il fedele servitore di Rama, Hanumana non è diverso da Rama? Se tutti e tutto è Sitā-Rāma, qual è il bisogno di cantare i loro nomi o adorare le loro divinità?” Il pandita fu colto di sorpresa dalle argomentazioni di Gurudeva.

Srila Gurudeva disse con certezza: “Il significato che hai dato a questo Verso è falso. Siya rāma māyā saba jaga jani non significa che tutti siamo uno.” “Se sei così saggio, perché non ti rivolgi al pubblico?” rispose il pandita con rabbia. “Sì” disse Grila Gurudeva. “Lo farò.” Dopo qualche altro oratore, Śrila Gurudeva fu invitato sul palco per parlare. Si avvicinò alla piattaforma e prese il suo posto. Rivolgendosi eloquentemente all’assemblea citò il Verso di Tulasi Dāsa: ‘siya răma māyā saba jaga jani, e ne spiegò il significato in profondità. Gurudeva disse: “I devoti di alta classe vedono Bhagavān ovunque:

maha-bhāgavata dekhe sthāvara-jangama

tāhān tāhān haya tāńra śri-krsņa-sphuraņa

sthāvara-jangama dekhe, nā dekhe tāra mūrti

sarvatra haya nija işta-deva-sphūrti

Caitanya-caritāmrta, Madhya-lilā 8.273-4

‘Quando un mahā-bhāgavata osserva gli esseri mobili e immobili, non vede la loro forma fisica; piuttosto, tutto ciò che vede non è altro che una manifestazione della sua adorabile Divinità, Srī Kṛṣṇa, che è l’oggetto costante della sua visione.”

“Gli occhi del puro devoto hanno attraversato le coperture della mente e della materia nel regno di Maya e percepiscono solo l’anima e l’Anima Suprema. Questo, tuttavia, non identifica tutto con Dio. Quando una diga si rompe e l’acqua sgorga sulla riva del fiume, allagando la terra, tutto ciò che si può vedere è l’acqua che copre gli arbusti, gli alberi e gli edifici, ma tutto ciò non diventa acqua, è solo sommerso dall’acqua. Con il costante assorbimento amorevole in Sita-Rama, il Loro amore inonderà il vostro cuore e vi renderà mayatva, sommersi dai ricordi di Sita-Rama. Abbraccerete pienamente la coscienza e diventerete tādātma, un’unità col Loro cuore. All’esterno e all’interno, saranno presenti nel cuore solo la misericordia e le qualità di Bhagavān.”

Śrila Gurudeva continuò, “Se mettete una bacchetta di ferro dentro il fuoco ardente, il ferro diverrà incandescente e, se lo toccate, la mano verrà bruciata come se fosse fuoco. Ma quando il ferro viene rimosso e si raffredda, non ha più le qualità dei fuoco. È sciocco pensare di poter diventare Dio o di aver dimenticato di essere Dio. Molti dicono che l’anima e Bhagavān non hanno distinzione, e quando l’individuo perde la sua ignoranza, si fonde in Dio, come una goccia d’acqua si fonde nell’oceano. Questa logica è falsa. L’anima è qualitativamente una con Bhagavan nel senso che entrambi sono coscienti, ma l’anima è quantitativamente diversa da Bhagavān, perché Lui è supremo, dotato di tutte le opulenze, indipendente e pieno di conoscenza, mentre l’anima è limitata al suo campo di consapevolezza e subordinata a un potere superiore. Se un bicchiere d’acqua è pieno fino al bordo, aggiungendo un’altra goccia, l’acqua traboccherà. La goccia non si fonderà con l’acqua ma ne rimarrà distinta.

“L’unicità non implica la mancanza d’indipendenza. Dicendo che c’è un solo paese o che l’India è uno, tutto ciò che è presente in India sarà incluso: città, villaggi, edifici, persone, alberi e animali, infatti, l’individualità illimitata è presente all’interno della singola creazione. Questa è la maestà di Bhagavān. Quando molti punti sono collegati in una riga, formano una linea. Una linea è la somma di milioni di punti, che sono tutti elementi individuali. Allo stesso modo, Bhagavān è uno e tutta l’esistenza e la vita si sono espanse dalla Sua divina potenza. Srī Kṛṣṇa dice:

mattah parataram nanyat kiñcid asti dhanañjaya

mayi sarvam idaṁ protaṁ sūtre maņi-gaņā iva

Bhagavad-gitā 7.7

‘O Dhanañjaya, conquistatore di ogni ricchezza, non esiste una verità superiore a Me. Tutto su di me riposa, come perle su un filo.

“Nulla è separato da Bhagavān, Egli è presente ovunque, ma non tutto è Dio. Alcuni dicono che dovuto all’ignoranza sembra che ci siano solo esseri individuali, ma quando sorge la vera conoscenza si realizza che tutto in realtà è uno. Quando si vola in aereo sopra una città, scompaiono le distinzioni degli oggetti individuali presenti nella città e tutto sembra essere uniformato. Tuttavia, ogni cosa mantiene la propria esistenza separata. Altre speculazioni sono semplicemente dovute alla mancanza di corretta percezione. Se un uomo intelligente è seduto su una collina e vede un uccello che vola lontano dalla sua vista per entrare nella foresta, non vuol dire che l’uccello si sia fuso con gli alberi semplicemente perché si è ritirato dalla sua visione.

“Se qualcuno dice a Hanumān: ‘Perché adori Sita-Rama? Non sei diverso da Sītā-Rāma. Hanumān accetterà quest’idea?” Alzando il braccio, Srila Gurudeva dichiarò con forza: “Hanuman prenderà la mazza e dirà: “Sostieni di essere i miei Sīta-Rāma? Adesso ti metterò alla prova.” Abbassando il braccio, e stringendo un pugno, Gurudeva disse: “Allora Hanumān colpirà le teste di questi mascalzoni! Questi impersonalisti riusciranno a salvarsi dall’ira di Hanumān, loro presunto servitore, credendo di non essere differenti da Rama? Hanumān dirà:

sevya sevaka bhava vinuna bhava tariyā iha urugara

bhajiye rāma pāda paṇkaja saba kāja bisar

‘Lascia tutti gli altri impegni e adora soltanto Śrī Rāmacandra. Egli è il mio Signore eterno, e io sono eternamente il suo servitore.’

“Gli esseri viventi sono i servitori di Bhagavān. Siamo sevaka, coloro che adorano, e Bhagavan è sevya, l’oggetto da adorare. Il sentimento di un servitore va nutrito. Se meditate, pensando: Io sono Dio, cadrete sempre più in profondità nell’esistenza infernale dell’ignoranza.

Alcune persone fanno finta di adorare Síva cantando: oṁ namo śivāya: mi inchino al Signore Síva. Poi meditano su mantra fasulli come: jiva śiva: l’anima è Síva; śivo’ham, śivo’ham: Sono Śíva, lo sono Siva. Per tali persone immorali, Pārvatī apparirà come Mātā Kali e annuncerà: “Ieri hai detto che eri mio figlio, ora vuoi essere mio marito!’’ Quindi taglierà le loro teste. “Anche se l’aria non si può vedere, essa è presente tutto intorno a noi. Senza aria non potremmo vivere; allo stesso modo, senza l’amore di Dio non potremmo sopravvivere per un momento. Attraverso la fede e la devozione si può percepire Dio, e non attraverso la speculazione mentale o considerandosi Bhagavān. Questa è solo una folle immaginazione. Se pensate: posso fare quello che mi piace e questo equivale al bhajana, tale speculazione non può essere considerata adorazione a Bhagavān. Il bhajana è l’attività eseguita per il piacere di Krşna. Pensare di essere o diventare Kṛṣṇa o Rama è una grave offesa. È un peccato grave pensare che dopo aver adorato Bhagavān sarà rimossa l’ignoranza e realizzeremo di essere noi stessi Dio.

Tulasī Dāsa dice:

hari mate boru haye ghrt, sikhatate borute,

vina hari bhajana na bhava tariyā ye siddhānta apil

‘L’olio può essere estratto dalla sabbia o il burro ricavato dall’acqua, ma la libertà dell’uomo dal ciclo di nascita e morte non sarà mai possibile senza l’esecuzione dell’hari-bhajana. Questa è l’incontrovertibile verità.”

“Pertanto, siyā rāma māyā saba jaga jāni significa: sappiate che Dio è l’essere onnipotente; adorateLo come l’Anima Suprema presente in tutti gli esseri. Sforzatevi di realizzare il vostro legame eterno con Lui e adorateLo e meditate sempre su di Lui. In questo modo la rara forma umana avrà avuto successo e vi unirete a Dio con una relazione intima d’amore.” Mentre Gurudeva volgeva al termine, la congregazione applaudì con entusiasmo e apprezzamento. Quando Gurudeva si sedette, gli studiosi dissero: “Non abbiamo mai sentito una così profonda spiegazione del Rāmayana come lo hai rivelato oggi. Tu chi sei?”

“Sono il servitore di Rama,” disse Srila Gurudeva. “Adori Krsņa e parli delle glorie di Rama. Com’è possibile? Citi Tulasi Dāsa, ma se Tulasī Dāsa incontrasse Kṛṣṇa, lui pregherebbe: “Per favore, mostrami la forma di Rama.” Non ha alcuna relazione con Kṛṣṇa.”

“Il mio Kṛṣṇa è assoluto”, rispose Gurudeva. “A volte viene e compie passatempi come Rāma, e talvolta come Vāmana, Varāha o altre incarnazioni. Questa è la gloria e la gentilezza di Kṛṣṇa. I devoti glorificano tutti i passatempi di Kṛṣṇa. Nella canzone di Jayadeva Gosvāmī ‘Java Jaya Deva Hare’, l’autore prega, ‘O Srī Kṛṣṇa, discendi in dieci prominenti incarnazioni. Ti offro centinaia di omaggi.’ Qualsiasi aspetto nel quale appare Dio, il devoto Lo riconoscerà sempre e lo adorerà, proprio come un cane identificherà il suo padrone indipendentemente dal suo vestito.”

Dopo aver parlato con gli studiosi, Srīla Gurudeva tornò alla Keśavajī Gaudiya Matha. In questo modo, Gurudeva serviva il suo divino maestro sconfiggendo le concezioni offensive dei Māyāvādi e stabilendo l’ideale della pura bhakti.


sito web: www.gaudiya.it

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