Godimento

Il tentativo di godere è molto distintamente visibile ovunque. È un’illusione. Non hanno la più lontana idea di che cosa sia la felicità. La felicità illusoria del mondo materiale si riduce al sesso. Quanto dura? Qualche minuto, eppure faticano tanto per averla. Questa è l’illusione. La verità è che l’anima incarnata muore lentamente, ma pensa, “Mi sto divertendo”; l’illusione le fa vedere il contrario di tutto. Prahlada Maharaja sentiva una grande compassione: “Sono in ansia per questi furfanti, che per un po’ di felicità effimera hanno creato una civiltà ingannevole.” Hanno prodotto l’ugra karma, “attività orribili”. Lo spiega la Bhagavad-gita. Lavorano giorno e notte in una grossa fabbrica dove si fonde il ferro, guadagnano dei soldi e sono felici. Non sanno che stanno sprecando la loro preziosa vita umana. Questa è maya, l’illusione.Perché lavorate così duramente? Credete che guadagnando cento dollari al giorno potrete mangiare più di me? Lo sciocco non capisce che potra mangiare la stessa quantita e quindi lavora duro. Noi devoti di Krishna siamo le persone che usano meglio l’intelligenza. Non lavoriamo, eppure mangiamo ogni giorno. Che gli stolti si sfianchino pure. A volte le persone ci invidiano. Gargamuni mi diceva che a Los Angeles alcuni vicini hanno chiesto: “Come vi guadagnate il denaro? Vivete in un posto bellissimo e mangiate benissimo. Dove prendete i soldi?” Sono invidiosi. Ho detto a Gargamuni, “Perché non chiedi loro di unirsi a noi? Puoi dire ‘Anche voi mangerete e danzerete come noi. Perché vi affaticate così tanto?’” Non accetteranno. Questa è maya. Il mio Guru Maharaja era solito dire: “Che tutta la città, tutto il Paese – tutti – vengano qui. Fornirò loro il cibo.” Ma non lo faranno. La sofferenza è dovuta esclusivamente all’ignoranza. Voi stessi potete constatare che senza una buona istruzione non si ottiene un buon posto di lavoro. L’ignoranza è dunque la causa della sofferenza ed è a causa dell’ignoranza che commettiamo azioni colpevoli. Noi devoti di Krishna cerchiamo di rimuovere l’ignoranza nelle persone, pertanto offriamo il miglior servizio alla società. Ci sforziamo di pulire il cuore della gente, contaminato da designazioni illusorie come “sono americano”, “sono indiano”, “sono questo”, “sono quello”, “devo lavorare”, “ho i miei affari”. Aprite pure un bel conto in banca, costruite una casa grande come un grattacielo per voi, vostra moglie e i vostri figli, fumate, bevete e pensate: “Vivo davvero in pace.” Arriverà il giorno in cui vi sarà comunicato, “Per favore, ora vai fuori.” “Perché? È la mia casa, ho il conto in banca, la mia fabbrica, ogni cosa. Perché mai dovrei andare fuori?” “Devi uscire, sì, senza parlare, devi solo uscire.” Quello sarà il giorno in cui il karmi vedrà Dio e dirà: “Non credevo in Dio, ma ora Dio è qui e mi sta portando via tutto.” Krishna dice, sarva-haras caham: “Per il non-devoto sono Dio quando gli tolgo ogni cosa all’istante della morte.” (Gita 10.34) Non credi in Dio? Va bene, allora eccoMi qui; oggi sono venuto a portarti via tutto. Adesso vai fuori!” Quel giorno il karmi vedrà Dio tutti vedranno Dio. Una persona sana di mente sa di essere connessa a Dio per l’eternità e pensa: “Egli mi ama e il mio dovere è amarLo.

È così gentile che sebbene io non Lo ami, mi nutre. Mi dà cereali, frutta, fiori, tutto ciò che mi occorre.” Dio fornisce ogni cosa. Voi non potete creare niente. Krishna, Dio, è talmente gentile che sfama anche l’ateo, ma l’ateo non possiede abbastanza conoscenza da chiedersi: “Da dove proviene il mio cibo?” Questa è ignoranza e per ignoranza si commettono tanti peccati. Non è altro che ignoranza. L’ateo si trova nell’ignoranza più grossolana; se così non fosse, vedrebbe Dio sempre e dovunque. Krishna cita tanti modi diversi per vederLo. Se all’inizio non si è abbastanza fortunati da vedere Krishna nel tempio, allora Lo si può vedere in molte altre maniere; se non si ha la buona sorte di prendere il prasada e danzare in estasi davanti a Lui, che almeno si migliori la propria condizione vedendoLo nell’acqua, nella luce del sole e della luna, in un modo o nell’altro. Krishna è visibile, ma solo ai devoti. Naham prakasah sarvasya, yogamaya- samavritah: “Non Mi rivelo a tutti; sono coperto dal velo di yogamaya.” (Gita 7.25) Chi ha sviluppato amore per Krishna può vederLo nel proprio cuore ventiquattr’ore su ventiquattro. La coscienza di Krishna è un’ottima opportunità. Per favore, coglietela; v’incitiamo a farlo, mandiamo i nostri devoti nelle strade a implorarvi, “Per favore, venite al tempio, siate coscienti di Krishna.” È questa la nostra missione. Caitanya Mahaprabhu voleva che si andasse porta a porta anche a rischio della propria vita, per chiedere a tutti i mascalzoni di accettare la coscienza di Krishna. Loro pensano, “Oh, siamo tanto felici,” ma s’illudono. La felicità che provano può finire in un secondo, non appena viene la morte. Qualcuno può obiettare, “La morte verrà anche per te,” ed è vero, “quindi perché distingui tra la mia morte e la tua?” “Perché tu non sai dove andrai e io lo so. Questa è la differenza.”Come lo sai?” “Lo dice Krishna.” “Che cosa dice?” “Tyaktva deham punar janma naiti: chi ha compreso Krishna e Lo ha servito con serietà e sincerità non dovrà più assumere un corpo materiale.” “Allora dove andrà?” “Oh – ‘Mam eti: torna a Me.’” (Gita 4.9) Come si può tornare a Krishna se non si possiede un corpo come il Suo? È proprio questo il punto. Non si può entrare nel fuoco se non si è fuoco. La prossima vita del devoto sarà dunque sac-cid-anandavigrahah, in un corpo eterno e pieno di felicità.

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