Una rapida distruzione

In una allegoria tratta dal Quarto Canto dello Srimad-Bhagavatam, il tempo viene rappresentato da un re di nome Chandavega. Questo nome designa colui che si muove “rapidamente e con violenza”. Chandavega è figurativamente descritto al comando di 720 soldati, che rappresentano i giorni e le notti di un anno. Questi soldati attaccano di continuo il personaggio principale di questa allegoria, Puranjana, che rappresenta ognuno di noi, l’essere spirituale racchiuso in un corpo materiale.

Puranjana è protetto da un serpente a cinque teste, che rappresentano le nostre cinque arie vitali descritte nella Mundaka Upanishad (3.1.9): “L’anima è di dimensioni atomiche e può essere percepita da un’intelligenza perfetta. Questa anima atomica sta fluttuando nei cinque tipi di aria (prana, apana, vyana, samana e udana), è situata nel cuore e diffonde la sua influenza su tutto il corpo degli esseri viventi incarnati.”

Finché siamo giovani, il serpente a cinque teste è forte e resiste facilmente agli attacchi dei molti soldati del Tempo. Così i giovani spesso pensano di rimanere sempre potenti e invincibili. Ma i giorni e le notti che passano stanno a significare che quei soldati attaccano senza sosta e alla fine indeboliscono il serpente.

Gradualmente la Vecchiaia (jara) entra in scena. Essa è conosciuta come Kalakanya, “la figlia del tempo”. Anche se a nessuno piace la vecchiaia, inevitabilmente arriva e, come risultato, ogni felicità scompare e spesso non possiamo godere della nostra ricchezza, delle comodità che abbiamo accumulato e del risultato del nostro duro lavoro. L’esercito del Tempo si allea con la Vecchiaia e saccheggia tutte le risorse che avevamo disposto per il piacere dei sensi.

In questa allegoria, la Vecchiaia una volta girò per tutto l’universo e incontrò il grande saggio Narada Muni. Anche se sapeva che era un brahmacari, un monaco celibe, gli propose di sposarla. Quando Narada Muni rifiutò, la Vecchiaia andò in collera e lo maledì a non poter rimanere a lungo nello stesso luogo. Approfittando della sua maledizione, Narada Muni iniziò a viaggiare costantemente e a diffondere le glorie di Krishna e dei Suoi devoti.

Sebbene delusa da Narada Muni, con il suo permesso la Vecchiaia avvicinò la Paura (bhaya) per sposarlo. Purtroppo la Paura non la volle come moglie, ma la volle come sua sorella. Srila Prabhupada commenta:

Narada Muni aveva mandato Kalakanya da Yavana-raja affinché diventasse sua moglie, ma invece di accettarla in moglie, Yavana-raja l’accettò come sorella. Coloro che non seguono i principi vedici non hanno limitazioni nei rapporti sessuali. Perciò talvolta non esitano ad avere rapporti sessuali con le sorelle. In questa Età di Kali ci sono molti esempi di tali incesti. Sebbene Yavana-raja accettasse la richiesta di Narada Muni per mostrargli il suo rispetto, continuava a pensare al sesso illecito.

(Srimad-Bhagavatam, 4.27.30, Spiegazione)

La Paura ha un fratello maggiore di nome Febbre alta (prajvara), in particolare è quella febbre a 40 gradi che precede immediatamente la morte. Mentre la storia continua, apprendiamo che il corpo è considerato una città e i sensi, gli arti, la pelle, i muscoli, il sangue, il midollo, gli organi, la mente e l’intelligenza del corpo sono come i suoi cittadini. Le porte della città sono le nove aperture del corpo: due occhi, due orecchie, due narici, la bocca, l’ano e i genitali. Paura, Vecchiaia e Febbre Alta viaggiano per tutto l’universo con i loro soldati e attaccano il corpo entrando attraverso le sue nove porte. Srila Prabhupada descrive questo fatto:

Quando una persona è tormentata dall’invalidità della vecchiaia, si manifestano varie malattie alle porte del suo corpo. Gli occhi si indeboliscono al punto che hanno bisogno di occhiali, e gli orecchi sono troppo deboli per ascoltare direttamente, tanto che si rendono necessari gli apparecchi acustici. Le narici sono intasate dal muco, il che costringe ad annusare sempre medicine a base di ammoniaca. La bocca, poi,  è troppo debole per masticare, e ha bisogno di denti finti. Anche il retto dà problemi, e  l’evacuazione diventa difficile. Talvolta sono necessari clisteri, talvolta si rendono necessarie  operazioni chirurgiche per accelerare il passaggio dell’urina […] Nella vecchiaia tutte le porte del corpo sono bloccate da numerose malattie, e bisogna avvalersi di molte medicine e di operazioni chirurgiche.

(Srimad-Bhagavatam, 4.28.4, Spiegazione)

Man mano che si perde il controllo dei sensi e degli organi, indeboliti, i precedenti oggetti di piacere diventano stantii e ci si lamenta della propria spaventosa condizione. In queste condizioni, il proprietario del corpo, l’anima vivente, si rattrista di non essere in grado di gestire bene la città del corpo.

A peggiorare le cose, man mano che la vecchiaia porta via la nostra bellezza, la nostra intelligenza e le nostre capacità, i nostri parenti e gli amici possono diventare freddi e indifferenti nei nostri confronti, persino irrispettosi, e opporsi ai nostri desideri. Srila Prabhupada nota:

Un uomo mantiene la famiglia per il suo piacere, ma in cambio i famigliari esigono dal capofamiglia alcune soddisfazioni. Quando essi non ricevono da lui denaro sufficiente, si disinteressano di lui e ignorano i suoi ordini e i suoi desideri.

(Srimad-Bhagavatam, 4.28.7, Spiegazione)

Il corpo in declino non è in grado di contrastare gli effetti della vecchiaia e la nostra ansia aumenta.

Sebbene la prossima vita sia un dato di fatto, le persone senza informazioni a riguardo sono completamente assorte dalla vita che vivono al momento. Questa è la situazione della società attuale, una civiltà dedicata alla gratificazione dei sensi. Quasi tutti sono impegnati solo nel mantenere il corpo, la casa e la famiglia, e quando si avvicina la fine della vita, le persone sono confuse, non sanno cosa siano la vita spirituale e l’obiettivo della vita umana. Poiché le persone pensano solo a questa vita, evitano di intrattenere l’idea della vita spirituale.

Alla fine, anche se l’anima non ha nessun desiderio di lasciare la città del corpo, la Vecchiaia costringe l’anima ad andarsene. Poi Febbre Alta dà fuoco alla città e distrugge le diverse parti del corpo, che sono i cittadini. L’essere vivente, il proprietario del corpo, è infelice.

C’è, tuttavia, un aspetto positivo in questo triste scenario. Provocando il declino del corpo, la Vecchiaia offre un servizio a Krishna, Dio, la Persona Suprema. A causa della Vecchiaia, le persone di buon senso provano paura della morte e sentono un impulso per la vita spirituale. In altre parole, Jara, l’invalidità causata dalla vecchiaia, può evocare Bhaya, la paura della morte, e indurci a prepararci per la nostra prossima vita. Allora capiremo che il progresso materiale non è un vero progresso. Srila Prabhupada spiega:

Cos’è questo progresso? Il cane salta su e giù, questo è progresso? Un cane corre qua e là a quattro zampe e voi correte su quattro ruote. È questo progresso?

Inoltre Srila Prabhupada scrive:

Il sistema vedico è il seguente: l’essere umano ha una certa quantità di energia, un’energia migliore di quella degli animali, una migliore coscienza, e quell’energia dovrebbe essere utilizzata per il progresso spirituale. Quindi l’intero sistema vedico è pensato per il progresso spirituale. In questo modo, l’energia umana è impiegata in una direzione più elevata piuttosto che competere con i cani.

Di conseguenza, a volte coloro che non hanno nessun idea della religione notano che le persone sante dell’India non lavorano duramente come dei cani. Le persone spiritualmente disinformate pensano che correre come dei cani sia la vita. Ma la vera vita è il progresso spirituale.

(Civilization and Transcendence, Capitolo 2)

Lo Srimad Bhagavatam (2.1.6) spiega:

La più alta perfezione per l’uomo –  ottenuta con la completa conoscenza della materia e dello spirito, o con l’esercizio dei poteri soppranaturali, o col compimento perfetto dei propri doveri – consiste nel ricordare il Signore Supremo alla fine della vita.

Il vero progresso non è il progresso della tecnologia o della medicina o di qualsiasi altro risultato relativo, per quanto utile e ingegnoso esso possa essere. Il vero progresso è porre fine alla nascita, alla morte, alla malattia e alla vecchiaia, e questo si ottiene con l’auto-realizzazione. E se comprendiamo chi siamo, degli esseri spirituali, possiamo anche avere una comprensione di chi è Dio, l’essere spirituale supremo.

Per i devoti, un altro aspetto positivo di questo cupo scenario, rappresentato dal Tempo, è che il Tempo non li influenza nello stesso modo in cui influenza le persone spiritualmente disinformate. Lo Srimad-Bhagavatam (2.3.17) ci dice:

Sorgendo e tramontando il sole accorcia la durata dell’esistenza di tutti gli esseri, tranne quella di colui che impiega il suo tempo a parlare del Signore, che è la fonte di ogni buona fortuna.

“In che modo?” ci si potrebbe chiedere. “L’anno non ha lo stesso numero di giorni per i devoti del Signore e per chi non è devoto? I devoti non invecchiano e muoiono come chi non è devoto? “

Sì, i devoti invecchiano e muoiono. Ma a differenza degli altri, non sono sconfitti. A differenza degli altri, non temono la morte. Srila Prabhupada spiega:

Se una persona è cosciente di Krishna, può lavorare come un giovane anche se ha settantacinque o ottant’anni. Così la figlia di Kala, il Tempo, non può vincere un vaisnava. . . . Benché possa sembrare che un devoto invecchi, egli non è soggetto ai sintomi della sconfitta  che sperimenta l’uomo comune nella vecchiaia. Per conseguenza, la vecchiaia non ispira nel devoto la paura della morte, come avviene nell’uomo comune. Quando jara, la vecchiaia, prende rifugio in un devoto, Kalakanya diminuisce la paura del devoto. Un devoto sa che dopo la morte tornerà a Dio nella sua dimora originale, perciò non ha paura della morte; così, invece di essere apportatrice di tristezza, la vecchiaia aiuta il devoto a diventare libero dalla paura e a trovare la felicità. (Srimad-Bhagavatam, 4.27.24, Spiegazione)

Un’analogia ci può chiarire questo punto: pensiamo alla morte come a un gatto, e pensiamo a una persona priva di spiritualità come a un topo. Quando il gatto si avvicina al topo, il topo è sopraffatto dalla paura: “Che ne sarà di me ? Che ne sarà del mio coniuge e dei miei figli, dei miei beni e della mia eredità?” D’altra parte, uno spiritualista, un devoto, è paragonato a un gattino. Quando il gatto si avvicina al gattino, anche se il gatto ha le stesse mascelle e le stesse zanne, il gattino si sente protetto e confortato. Il gattino pensa: “Sì, ora la mia mamma è venuta a prendermi e a portarmi in salvo.” Allo stesso modo, il devoto vede la vecchiaia e la morte inevitabile come Krishna. Alla fine, Krishna rappresenta sia il tempo che la morte, e porterà il suo devoto al sicuro.

Vishaka devi dasi

(dalla rivista Back To Godhead)

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