Insieme

[…] L’ascolto è il primo dei nove anga, o aspetti della bhakti, ed è l’aspetto principale da cui dipendono tutti gli altri.

A meno che non si ascolti il ​​santo nome, la forma e le qualità del Signore, non si possono comprendere chiaramente gli altri processi del servizio devozionale.

(SB 7.24.25)

Si dice spesso che il fatto di ascoltare sia l’aspetto più importante, ma curiosamente Prabhupada fa il seguente commento:

Quando parliamo di ascoltare e cantare, significa che non solo si dovrebbe ascoltare e cantare il santo nome del Signore come Rama e Krishna (o sistematicamente Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama , Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare), ma si dovrebbero anche leggere e ascoltare la Bhagavad-gita e lo Srimad-Bhagavatam in compagnia dei devoti.

(SB.2.2.30)

Nella spiegazione sopra citata, Prabhupada descrive questa come una “pratica primaria” della bhakti che farà crescere la pianticella rampicante dell’amore per Dio fino ai piedi di loto di Krishna. È mia convinzione che in generale non siamo ancora riusciti ad apprezzare l’importanza cruciale di ascoltare e discutere insieme la Krishna katha. Di conseguenza, potremmo non aver assimilato profondamente il messaggio della coscienza di Krishna e quindi non averne sentito il beneficio. Magari partecipiamo al programma del mattino, inclusa la lezione, e recitiamo i nostri giri di japa, ma sentiamo che manca ancora qualcosa, e quindi anche dopo anni di pratica non stiamo ancora sentendo il pieno effetto [della coscienza di Krishna].

Un altro problema associato al non analizzare approfonditamente i nostri libri è che potremmo non comprendere il nostro dovere. Il risultato di non seguire correttamente gli sastra è spiegato da Krishna nella Gita: 

Chi trascura le ingiunzioni delle scritture e agisce secondo il proprio capriccio non ottiene né la perfezione, né la felicità, né la destinazione suprema.

(Bg.16.23)

Anche se noi non “trascuriamo” deliberatamente le istruzioni delle scritture, non comprendendo e non praticando adeguatamente la filosofia in effetti lo stiamo facendo e sperimentiamo così i risultati indesiderati di cui sopra.

Sadhu sanga

Un messaggio ricorrente nei libri di Prabhupada, come è affermato nella citazione sopra, è che l’ascolto e il canto dei santi nomi dovrebbero essere compiuti in compagnia di altri devoti. Questo viene definito sadhu-sanga. Chiunque arrivi alla coscienza di Krishna verrà presto informato dell’importanza del sadhu-sanga. Un famoso verso dice che anche stando un solo momento con un sadhu si può raggiungere “ogni perfezione” (CC.Mad.22.54). Poi c’è l’affermazione di Sri Caitanya: “La causa principale della bhakti è il sadhu-sanga” (CC.Mad.22.83), che Srila Prabhupada traduce come compagnia di devoti avanzati. Sri Caitanya disse che la qualità principale di un Vaisnava è che rinuncia alla compagnia dei non devoti e sta con i Vaisnava. Srila Prabhupada spiega: “Quando a Sri Krishna Caitanya Mahaprabhu fu chiesto di spiegare il dovere di un Vaisnava, una persona cosciente di Krishna, Egli immediatamente disse: asat-sanga-tyaga-ei vaisnava-acara (Cc. Madhya 22.87).” (citato nello SB.5.18.10)

Rupa Goswami definisce il sadhu-sanga, o sat-sanga, come il secondo elemento della pratica devozionale dopo sraddha o fede. Potremmo esaminare i libri di Srila Prabhupada e trovare una vasta serie di citazioni che sottolineano l’importanza di stare con i devoti. Allora cosa costituisce esattamente il sat-sanga, e chi è il “sat” o il sadhu a cui si fa riferimento negli sastra?

In un punto dei suoi libri, Srila Prabhupada identifica direttamente il sadhu sanga con l’udito: “Il Signore Caitanya quindi raccomandò cinque principi fondamentali per raggiungere la perfezione nel servizio devozionale del Signore. Il primo di questi è la compagnia dei devoti (ascoltare da loro).” (SB.2.9.31)

Ma nella maggior parte dei casi, la definisce come una discussione centrata sulla Krishna-katha. “Coloro che sono devoti, stanno insieme. Bodhayantah parasparam. Nella Bhagavad-gita è detto: ‘Discutono delle glorie del Signore’. Bodhayantah parasparam. Questo è il sadhu-sanga.” (SP Lecture Bombay, December 4, 1974)

Qui Srila Prabhupada cita un verso chiave della Bhagavad-Gita, dove Krishna descrive i sintomi di un puro devoto, e di come essi “Traggono grande soddisfazione e felicità illuminandosi l’un l’altro e parlando di me.” (Bg.10.9)

[…] Un’altra discussione cosciente di Krishna istituita da Srila Prabhupada è  l’istha-gosthi. Ora per lo più si tratta di una riunione in cui si parla della gestione del tempio. Ovviamente abbiamo bisogno di riunioni di gestione, ma ecco la definizione di istha-gosthi da parte di Prabhupada:

Per un devoto, non ha senso fare amicizia con persone comuni; dovrebbe fare amicizia con altri devoti in modo che discutendo tra di loro, possano elevarsi a vicenda sul sentiero della comprensione spirituale. Questo si chiama istha-gosthi. Nella Bhagavad-gita c’è un riferimento al bodhayantah parasparam, ‘discutere tra di loro’. Generalmente i puri devoti utilizzano il loro tempo prezioso per apprezzare e discutere tra di loro delle varie attività di Krishna o di Sri Caitanya.

(SB.3.29.3)

Gli effetti del Sadhu Sanga

Prabhupada citava spesso un verso importante del Bhagavatam che descrive come con il sat-sanga, il discutere della coscienza di Krishna in compagnia dei devoti, fa sviluppare l’intero metodo della bhakti.

E’ molto piacevole e soddisfacente per l’orecchio e per il cuore conversare sui divertimenti e sulle attività del Signore Supremo nella compagnia dei puri devoti. Coltivando questa conoscenza si avanza gradualmente sul sentiero della liberazione, quindi ci si libera da ogni condizionamento materiale e l’attrazione per il Signore diventa fissa. Allora nasce la vera devozione e comincia il servizio devozionale.

(SB 3.25.25)

Questo verso compare tre volte nella Caitanya Caritamrita, e viene citato due volte dallo stesso Sri Caitanya nelle sue istruzioni a Sanatana Goswami.

Discutere di Krishna è sia sravanam che kirtanam, l’ascolto e la glorificazione del Signore. Questo è il “processo di irrigazione” del seme della bhakti, come viene descritto dal Signore Caitanya. Il risultato è che si raggiunge la più alta perfezione della vita.

[…] Prabhupada indica che con questo metodo raggiungeremo il successo in tutti i nostri sforzi. “Queste attività sono accessibili a tutti, senza eccezione, e conducono alla perfezione nell’ambito dell’occupazione in cui ognuno si trova per volere del destino.” (SB 2. 1. 5)

Parlare di Krishna è il mezzo con il quale sviluppiamo il distacco e giungiamo al Signore. “Si deve quindi imparare il distacco approfondendo la scienza della spiritualità su scritture autentiche, e ascoltando gli insegnamenti di persone realmente situate nella conoscenza. Queste conversazioni con i devoti faranno volgere il nostro interesse verso il Signore Supremo; allora la prima cosa da fare sarà quella di abbandonasi a Lui.” (BG 15. 3. 4)

Nel 1972 Prabhupada impartì a un importante membro del GBC l’istruzione che il suo “primo compito” doveva essere quello di assicurarsi che i devoti a lui affidati leggessero e discutessero regolarmente i suoi libri. “Il tuo primo dovere dovrebbe essere quello di assicurarti che tutti i devoti nell’area che gestisci leggano regolarmente i nostri libri e ne discutano seriamente gli argomenti da diverse prospettive, e che in un modo o nell’altro assorbano la conoscenza filosofica della Coscienza di Krishna. Se sono completamente istruiti nella nostra filosofia e se possono ottenere tutta la conoscenza e studiarla da ogni punto di vista, allora compiranno molto facilmente il tapasya o rinuncia e questo sarà il loro progresso nella Coscienza di Krishna.”

Prabhupada voleva che analizzassimo a fondo i suoi libri da varie prospettive, per chiarire tutti i dubbi.

Cercate di studiare sempre i nostri libri e vedere la nostra filosofia da diverse angolazioni, convincetevi di questa conoscenza e senza dubbio tutte le vostre difficoltà mentali scompariranno per sempre e vedrete Krishna a tu per tu.

Non si aspettava che accettassimo ciecamente quello che aveva scritto e spiegò che con il metodo di discuterne insieme saremmo stati gradualmente attratti dall’argomento. “Supponi di sentire qualcosa della Bhagavad-Gita che ti affascina, o magari non ti piace. Prova a riflettere: ‘Cosa dice la Bhagavad-Gita? In che modo Swamiji ha discusso la questione?’ Applica il tuo ragionamento. Applica la tua logica. Non prenderlo come un fatto sentimentale o come una fede cieca. Hai delle ragioni; hai argomenti; hai buon senso. Applicalo e cerca di comprendere … Svilupperai gradualmente il tuo attaccamento per ascoltare, e il servizio devozionale sarà evocato nel tuo cuore, e poi gradualmente farai progressi.”

Le discussioni in cui cerchiamo di vedere le cose da diverse angolazioni soddisfano Krishna.

Questi puri devoti, sempre immersi nella conoscenza di Krishna e assorti nella coscienza di Krishna, si scambiano pensieri e realizzazioni mentre i grandi scienziati scambiano pensieri e realizzazioni proprio come i grandi scienziati si scambiano le loro esperienze e discutono dei risultati raggiunti nei loro laboratori di ricerca. Quando questi scambi di pensieri su Krishna danno piacere al Signore, allora  Egli manifesta il Suo favore concedendo la piena illuminazione a questi devoti.

(Cc. adi 1. 49)

Diventiamo liberi dalle sofferenze.

Caro re, nei luoghi dove vivono i puri devoti, che seguono i principi regolatori e in pura coscienza s’impegnano con fervore nell’ascolto e nel canto delle glorie del Signore Supremo, si ha l’opportunità di ascoltare il flusso costante di nettare che emana da loro ed è esattamente simile alle onde di un fiume; allora soltanto si potranno dimenticare le necessità della vita – la fame e la sete – e immunizzarsi contro ogni genere di paura, di lamento e d’illusione.

(SB 4. 29. 39-40)

Prabhupada commenta: “Nei luoghi dove i grandi devoti vivono insieme e s’impegnano costantemente nell’ascolto e nel canto delle glorie del Signore è possibile coltivare la coscienza di Krishna.”

Chi è un sadhu?

Generalmente Prabhupada diceva che dobbiamo ascoltare e cantare in compagnia di puri devoti. In effetti, come è detto sopra, questa compagnia è la “causa principale” della bhakti. In un punto Srila Prabhupada definì il sadhu sanga come “lo stare con il maestro spirituale autentico e attenersi ai suoi ordini”. Nel verso del Bhagavatam sul sat-sanga, sopracitato, Prabhupada traduce la parola satam come “puri devoti”, e questo è solitamente il modo in cui traduce la parola sadhu.

È un punto ripetuto di frequente. Il Signore Caitanya dice:

Senza ricevere il favore di un puro devoto non si può raggiungere il livello del servizio devozionale. Non si può neppure essere alleviati dai legami dell’esistenza materiale, che dire quindi di raggiungere la krishna bhakti.

(Cc. M. 22. 51)

Commentando questo verso, Prabhupada dice:

Se siamo seriamente intenzionati a sfuggire all’influenza di maya e a tornare a casa, tornare a Dio, dobbiamo stare con un sadhu (un devoto). Questo è il verdetto di tutte le scritture. Con una breve associazione di un devoto, si può essere liberati dalle grinfie di maya. Senza la misericordia del puro devoto, non si può in alcun modo ottenere la libertà. Certamente la compagnia di un puro devoto è necessaria per ottenere l’amorevole servizio del Signore. Non si può essere liberati dalle grinfie di maya senza il sadhu-sanga.

(SB 5. 3.14)

In una conferenza Prabhupada definì il sadhu come un perfetto devoto.

Sadhu significa devoto, perfetto devoto di Krishna. Questo è un sadhu. Pertanto è consigliato il sadhu-sanga. Dobbiamo stare con i sadhu, ovvero con chi ha dedicato completamente la vita al servizio di Krishna. Tutto dipende da questa compagnia.

(SP Lecture, Sydney, February 16, 1973)

“Il segreto del successo in coscienza di Krishna è ascoltare dalla persona giusta.”(SB 4.29.39-40) “E il modo corretto per frequentare queste persone è ascoltare le loro opinioni. … bisogna stare con persone liberate non direttamente, fisicamente, ma comprendendo, attraverso la filosofia e la logica, i problemi della vita.” (SB 3.31.48)

Queste affermazioni non mancano nelle istruzioni di Prabhupada. Abbiamo bisogno della compagnia del puro devoto. La domanda quindi è, cosa significa essere un “puro devoto”? Ci sono molte affermazioni di Prabhupada che descrivono i suoi sintomi, ma questa può essere un’area in qualche modo soggettiva. Il puro devoto per una persona, potrebbe essere un mascalzone per un altra. Una persona vede tutte le qualità di un puro devoto come vengono descritte negli sastra, ma un’altra può avere una visione completamente diversa. Ma anche se possono benissimo esserci altri puri devoti, non può esserci alcun dubbio che Prabhupada sia la “persona giusta” come viene descritto qui. Prabhupada ha reso la sua compagnia liberamente disponibile nelle sue istruzioni, che nella nostra società sono destinate a tutti. Quelli di noi che non sono suoi discepoli iniziati devono trovare qualcuno da cui ricevere istruzioni e l’iniziazione, ma possiamo anche trarre un’immenso beneficio ascoltando direttamente Srila Prabhupada attraverso i suoi libri, specialmente in compagnia dei devoti. Forse quella compagnia sarà principalmente il nostro maestro spirituale, come Prabhupada suggerisce, ma se non fosse possibile, possiamo sempre stare insieme per discutere della coscienza di Krishna basandoci sugli insegnamenti di Prabhupada. In questo modo otterremo la compagnia di un sadhu supremo, il devoto maha-bhagavata, Srila Prabhupada.

Prabhupada scrive:

Ecco il modo per eliminare dal cuore tutti gli elementi sfavorevoli che sono di ostacolo sul sentiero della realizzazione spirituale: rimanere a contatto con i Bhagavata. Ci sono due tipi di Bhagavata, il libro Bhagavata e la persona Bhagavata. Entrambi costituiscono potenti forze purificatrici che, separatamente o insieme sono sufficienti ad abbattere qualunque ostacolo.

(SB 1. 2. 18)

È mia convinzione che studiando e discutendo profondamente e attentamente i libri di Prabhupada otteniamo effettivamente la compagnia sia del libro Bhagavata, che della persona Bhagavata.

Oltre a questo, è un servizio a Prabhupada, come egli spiega:

Servire il devoto supremo significa ascoltare da lui le glorie di Dio, la Persona Suprema.

(SB 4. 22. 22)

Dato che Prabhupada ha scritto i suoi libri in modo così scrupoloso, è sicuramente opportuno che anche noi proviamo scrupolosamente a capire quello che ha scritto. E così facendo tutti i vantaggi sopra elencati saranno nostri.

Facciamo delle nostre lezioni un sat sanga

Per noi sicuramente la miglior opportunità di ascoltare regolarmente Srila Prabhupada in compagnia di altri devoti è durante le nostre lezioni quotidiane, ma sta succedendo? Prabhupada si aspettava chiaramente che la lezione fosse una potente esperienza di trasformazione. Così tradusse il versetto ‘nasta prayesu‘ come segue:

Ascoltando regolarmente lo Srimad Bhāgavatam e servendo i puri devoti, tutto ciò che turba il cuore è completamente distrutto, e il servizio d’amore al Signore Supremo, glorificato con inni trascendentali, vi si stabilisce in modo irrevocabile.

(SB 1. 2. 17)

Come ho mostrato sopra, questa distruzione degli anartha  (ciò che è indesiderato nel cuore) è l’effetto di un sat-sanga appropriato. Se ci stiamo effettivamente associando con Prabhupada grazie alle sue istruzioni, questo dovrebbe accadere. Ma nella mia esperienza, così tante delle nostre lezioni non riescono a offrire la compagnia di Prabhupada. Spesso l’oratore legge il verso e la spiegazione, poi esprime i propri pensieri sull’argomento con scarso riferimento alle reali parole di Prabhupada. Ci sono storie, aneddoti, discorsi di incoraggiamento, si espongono i propri temi preferiti, ci sono delle speculazioni dirette e persino delle banali discussioni di politica o altro ancora, che sono fin troppo comuni nelle lezioni che ho sentito (di recente ne ho fatto uno studio abbastanza approfondito). Anche quando l’oratore si attiene alla filosofia, è ancora raro sentire una lezione che aderisca strettamente alle parole di Prabhupada, cercando di far comprendere profondamente il loro significato, per poi discuterlo insieme. Quanti per lo più stiamo ricevendo la compagnia dell’oratore, piuttosto che quella di Srila Prabhupada, il sadhu per eccellenza. Alcuni di noi possono essere dei puri devoti, ma parlo per me, io sono ancora un’anima condizionata, e mi azzarderei a suggerire che molti di noi chiamati a tenere le lezioni si trovano nella stessa situazione. Aspiriamo ad essere puri devoti e siamo sul sentiero della sadhana bhakti, che significa  liberarci ancora degli anartha.

Prabhupada dice:

Perché l’anima condizionata non può darti la verità. Io sono anima condizionata. Non posso dire qualcosa di assoluto … Perché non possiamo ricevere istruzioni da un’anima condizionata. Quindi il maestro spirituale, anche se pensate che sia un’anima condizionata, non parla per sé, parla dalla parte di Krishna. Quindi, a meno che … Il principio vedico è che se non si è liberati dalle condizioni materiali, non si può dare alcuna conoscenza perfetta. L’anima condizionata, per quanto possa essere accademicamente avanzata, istruita, non può darci alcuna conoscenza perfetta.

(SPL 27 Nov 1968)

In quanto anime condizionate, dobbiamo quindi attenerci molto strettamente alle parole di Prabhupada per non parlare “come la pensiamo noi”, come dice lui. Non voglio sminuire il valore della compagnia di nessun devoto e so che molti tengono delle belle lezioni, ma suggerirei che le lezioni del tempio, alla mattina e alla sera, siano un momento sacro durante il quale tutti noi ci associamo profondamente al nostro Fondatore- Acharya. Recentemente il GBC ha pubblicato un opuscolo intitolato ‘Srila Prabhupada: The Founder Acarya of ISKCON’. Nella prefazione si affermava che: “La presenza di Srila Prabhupada deve essere sentita nella vita di ogni devoto dell’ISKCON, oggi e nelle vite dei devoti per molti secoli a venire.” Lo scopo dell’opuscolo è quello di: “capire come Srila Prabhupada sia al centro della nostra vita e della nostra società, e sapere come mantenerlo in quel ruolo essenziale.” (Srila Prabhupada: The Founder Acharya of ISKCON, p.9) Il ruolo di Prabhupada è stato definito in questo modo: “L’unico preminente śikṣā guru nella vita di ogni devoto della ISKCON, una presenza continua e attiva di guida e di direzioni.” (Ibid, p.22)

Siksa significa istruzione, e quindi garantire che Srila Prabhupada sia il “preminente siksa guru” nelle nostre vite deve significare ascoltarlo in modo preminente, e questo sicuramente inizia con la lezione.

Prabhupada voleva che la lezione fosse un’esperienza di apprendimento.

Dovremmo tenere delle lezioni regolarmente, proprio come a scuola e nelle università, per sei, otto ore. Siate sempre impegnati nella lettura dello Srimad-Bhagavatam, e discutetelo tra di voi. Allora farete progressi. Altrimenti se lo prendete come un lavoro di routine … Dovreste prenderlo come lavoro di routine, ma con la consapevolezza che ‘Dobbiamo imparare qualcosa’, non semplicemente essere presenti alla classe, ma per imparare qualcosa. In questo modo renderete la vostra vita un successo.

(SPL January 16th, 1975)

Noterete come Prabhupada suggeriva persino che ci fossero dalle sei alle otto ore di lezioni al giorno, anche se generalmente parlava di un’ora di lezione sia al mattino che alla sera. Anche questo spesso viene ridotto al minimo, con una lezione mattutina di soli trenta minuti (dopo tutti i preliminari) e una lezione serale che per la maggior parte è inesistente. Molti devoti non partecipano nemmeno alla lezione del mattino. Ovviamente, quando frequentare il tempio non è possibile, possiamo tenere le lezioni a casa, ma il punto principale che vorrei sottolineare, è che ovunque teniamo la lezione, c’è la necessità di ascoltare le parole di Srila Prabhupada.

Come ascoltare in modo efficace

Per quanto riguarda la metodologia dell’ascolto efficace, ci sarebbe molto altro da dire, ma questo articolo è già troppo lungo. Io e mia moglie Cintamani-dhama abbiamo compilato una serie di principi tratti dalle istruzioni di Srila Prabhupada che possono essere letti sul nostro sito web: https://ift.tt/3plAJzX Forse in un secondo momento scriverò un’altro articolo su questo argomento.

Fondamentalmente ci dovrebbe essere una completa concentrazione sulle parole di Prabhupada. Potete mettere il suo ​​messaggio su Powerpoint affinché tutti possano vederlo o chiedere di portare i propri libri. Poi potete ripassarli sistematicamente, raccogliendone i punti e immergervi profondamente nel nettare delle sue parole. Se necessario prendetevi del tempo. Alcune delle sue spiegazioni ai versi sono lunghe e colme di preziose istruzioni. Perché non dedicare più di un giorno a un singolo verso? Perdiamo così tanto quando non ci soffermiamo sulle sue spiegazioni. Meritano di più, e sicuramente questo è quello che Prabhupada si aspettava. Date un’occhiata a questo link:

http://www.vanipedia.org/wiki/How_to_Read_Srila_Prabhupada’s_Books

Per concludere, credo quindi che se istituiamo il fatto di ascoltare più direttamente Srila Prabhupada, specialmente nelle lezioni, vedremo una diminuire il numero di persone che lasciano le pratiche spirituali. I devoti proveranno di più i benefici che abbiamo descritto e saranno meno inclini a cercare altre soluzioni irrisorie. La coscienza di Krishna sarà vista come il rimedio onnicomprensivo per ogni problema e sentiremo rapidamente i meravigliosi effetti della potente compagnia di Prabhupada.

Non c’è differenza tra le istruzioni del maestro spirituale e il maestro spirituale stesso. In sua assenza, quindi, gli insegnamenti del maestro dovrebbero essere l’orgoglio del discepolo.

(Cc. Adi 1. 35)

(Tratto da un articolo di Krishna Dharma das sul sito Dandavats)

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