Andare a letto con uno sconosciuto

Notti magiche o notti da dimenticare? I racconti di giacche perse, vicini spioni, colazioni il giorno dopo e nessun tabù di mezzo.

«Don’t you know that you’re nothing more than a one night stand; tomorrow I’ll be on my way, and you can catch me if you can honey, take me by the hand and play that game again, yeah» se a urlarvelo fosse ancora Janis Joplin che a quella One Night Stand ha dedicato una canzone epocale forse non la prendereste (così) male. Eppure: i partner non la prendono sempre benissimo questa dichiarazione di “una notte sola e poi mai più”. Errore: perché le donne che dichiarano che “una sola notte e via” potrebbe essere l’ennesimo, finto, tabù, sul sesso che si frantuma sullo zerbino degli anni Zero. Potrebbe (anche) essere la soluzione emotiva di sempre che lascia ancora l’amaro in bocca. Andare a letto con uno sconosciuto e dimenticarsene il giorno dopo è l’ultimo tabù sessuale rimasto? Scordarsi di come/quando/quante volte si può avere la memoria corta per una notte di sesso con uno sconosciuto (o quasi)? La risposta è nella ricerca condotta da Neha Gandhi su Refinery29. Anzi LE risposte che, ancora una volta, arrivano da parte di chi in quelle notti da One Night Stand ha trovato la soluzione per godersela, non soffrire più, e tornare a casa con il cuore felice per quello che è successo «aver fatto del buon sesso. Punto». A raccontarlo, nelle diverse storie raccolte dalla Gandhi sono donne molto diverse tra loro. Ma con un finale/riflessione molto più simile del previsto.

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