LA STORIA DI ANNA E EUGENIO

Tu eri entrato in Polizia e ti avevano trasferito in Piemonte, poi per un caso fortuito arrivati a Bologna, in Emilia Romagna.

Una sera ti trovasti in una sala da ballo che tanti anni fa’ si chiamava ” Il Cigno Bianco” e i contrasti lei, Anna.

Dolce e minutante a prima vista ti appari’.

Subito quella sua apparente fragilità a te sembro’ come una dote rara e ti colpirono la sua figura e i suoi lineamenti.

Si aprirono le danze e tanti balli compisti insieme a lei.

E piano, piano, ballo.dopo ballo, senza accorgertene, lei ti stava rubando pezzetti del tuo cuore.

Lei, fu rapita da quello.che vedeva in te: il fascino.dell’uomo maturo che aveva vissuto tante esperienze e la sua vita spericolata era stata colma di avventure.

Le famiglie osteggiato quel connubio.perché a quell’epoca un uomo del sud e una donna del nord erano visti con la mente ottusa del razzismo.

Nonostante tutte queste difficoltà la coppia prosegui’ il suo cammino che culmino’ nel matrimonio e la loro felicità fu completa con la nascita di due bambine: Cristina e Patrizia.

Eugenio recitava una parte: lui era il.capofamiglia.

A lui spettava il compito di sgrida le sue figlie quando compivano.qualche marachella.

A lui spettava il compito di difendere il.suo.nucleo famigliare.

A lui.si doveva portare rispetto e obbedienza.

Lui.era l’uomo e anche se compiva qualche scappatella, bisognava perdonarlo perché era scritto nel suo DNA che era ben definita la distinzione tra amore e sesso.

Anna, persona dal carattere dolce e mite scopriva le unghie e si arrabbiava quando.il.vaso.diventava colmo.

Anna, soffriva in silenzio per le limitazioni.che il marito le imponeva, soprattutto per quel che riguardava il denaro.

Le dispiaceva, quando andava a fare la spesa, e non.si.poteva comprare quell’abitino grazioso o qualche golosità per le sue figlie.

Mi ricordo che un giorno, esasperata da quel continuo tira e molla tra spese e ristrettezze mia madre inforco’ la bicicletta e rimase fuori tutto il pomeriggio senza dire a nessuno dove andava.

Ritornò la sera, stanca e senza fiato ma finalmente la sua ira si era placata.

Le sue scappatelle, se ci furono, furono.da mia madre ignorate perché lei era sicura dell’amore del marito.

Io davanti agli occhi ho sempre loro che sono per me da esempio perché, nonostante tutto leggevo nei loro occhi l’amore infinito che li legava e queste due persone soffrivano se rimanevano.separate.

Io ho riscoperto mio padre nel momento.della sua malattia.

Mentre soffriva si spoglio’ della sua maschera e non si vergogno’ di mostrarsi fragile a sua volta è mi dimostrò il tanto bene che mi voleva.

In quell’attimo sentii il.mio cuore unirsi a lui e nella mia mente si delineo’ il pensiero che il compagno della mia vita doveva ricalcare le orme di mio.padre.

Un uomo che nel momento del bisogno sappia afferrami la mano e dirmi: non ti preoccupare, io ci sono, ti aiuto, tutto si aggiustera’.

Un uomo che sappia proteggermi dalle angherie di chi si crede forte e mi faccia sentire al sicuro come in un nido.

Un uomo che sappia distinguere il.sesso.dall’amore e provi lo.stesso affetto che provava lui per me.

Un uomo e una donna…obbligati dalla società ad indossare una maschera e porsi in ruoli ben definiti.

Una donna ora…che si sente fragile nel ricordo di una vita passata e mi pongo una domanda: quanti di noi indossano una maschera e non possono mostrarsi come in realtà sono soffrendo atrocemente?

Eugenio e Anna avevano un cuore.

Una coppia che tra litigi e sacrifici aveva creato un legame durato una vita.

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