L’ALLEGRA BRIGATA

Abitavamo tutti nello.stesso quartiere, avevamo quasi tutti la stessa età, anno più anno meno e frequentando lo stesso campetto dietro casa ci conoscemmo. C’era Loretta:una ragazza con una buffa frangetta bionda e dalle lunghe gambe. Suo padre lavorava presso uno zoo eil suo compito era di accudire gli animali, la mamma era casalinga e abitavano in un caseggiato popolare, la mamma era casalinga e abitavano in un caseggiato popolare dove vivevano anche individui poco raccomandabili, ma da noi erano visti come caricature che ci facevano ridere. Una di queste si chiamava Luisina, aveva già una certa età e nonostante questo portava lunghi capelli color oro e minigonne cortissime perché era molto orgogliosa delle sue gambe che a dir la verità non erano ne’ “belle” ne’ “tornite”, Le piaceva parlare in modo signorile e quando si esprimeva, sembrava suonasse un flauto perché allungava la bocca proprio come chi, sta per suonare il noto strumento. Nello stesso palazzo risiedeva una donna grassa con i capelli neri, sempre arruffati, vestita in modo sciatto che camminava, portandosi sempre dietro una decina di marmocchi. La gente affermava che eran tuuti figli suoi. Ma chissà? All’ultimo piano, trascorreva la sua esistenza, avendo come unico passatempo stare affacciata alla festra, una donna che doveva farsi cucire i vestiti su misura perché la taglia che lei portava non era tra quelle usuali. La gente diceva, che Fellini, un noto regista al quale piaceva ingaggiare per i suoi film, attori che scopriva, girando per i quartieri popolari delle diverse città, passeggiando tra quelle case e avendola notata, l’aveva scelta per interpretare una scena di un suo film. Nella mente del.regista il personaggio scelto per lei era già disegnato: una tabaccaia dalle misure extra-large. L’interpretazione della donna sarebbe stata magistrale. In quegli anni a Loretta, piaceva molto.un ragazzo di bassa statura con i riccioli neri e gli occhiali che gli cadevano sempre sul naso. Era l’unico, tra noi, che si occupava seriamente di politica. Comprava sempre “Il Manifesto”, criticava i politici che pensavano solo al loro benessere senza pensare alla povera gente e con lui si andava al cinema per vedere film impegnati.Ma quando lo spettacolo finiva e si usciva, anche lui si univa all’allegria generale e insieme a noi scivolava sullo.scorrimano, prendendo una scorciatoia per evitare le scale. Altra tappa obbligata era la pasticceria vicino al cinema, dove mangiavamo la focaccia con la panna e ancora adesso, mi sembra di sentirne la morbidezza e la dolcezza sil palato.Altri compagni di gioco erano”i due fratelli”: erano sempre insieme e sembravano carte dello.stesso seme e del medesimo.mazzo. erano entrambi alti e magri, parlavano poco e i loro occhi, tagliati in modo obliquo facevano assumere al loro sguardo una scintilla d’ironia e per questo, anche quando sorridevano, sembravano, si beffeggiassero sempre di te. Probabimente invece erano solo molto.timidi e si vergognavano.della loro poca istruzione. Infatti dopo la terza media non avevano voluto.proseguire gli studi. Il più grande di tutti era Luciano: un ragazzo che aveva un cognome orientale. Infatti il padre era nato in Cina. Aveva una predilezione per una ragazzina di nome Cristina, abbastanza carina ma molto.timida. Ella aveva il padte che non lo poteva vedere e controllava continuamente i movimenti del.giovane, perché aveva capito l’interesse che lui nutriva per sua figlia. Il padre di Cristina vedeva il male ovunque e quindi, anche l’ingenuità di quel sentimento era visto da lui, come il più turpe dei delitti. Anche a Cristina piaceva molto Luciano perché, quando erano insieme e si sedevano nel cortile sotto casa della ragazza, lui le spiegava i misteri della vita. Lei lo ascoltava attentamente, seguiva la lezione con interesse. Erano quelli iloro momenti segreti e appartenevano.solo a loro. Quando.lui non la vedeva, le telefonava preoccupato, pensando ad una malattia o ad un infortunio. Molte volte, quando Cristina usciva per andare a scuola o per sbrigare delle commissioni, se lo.trovava davanti(e non era mai per caso). I.suoi movimenti avevano uno scopo ben preciso: nasconderle tra le mani, bigliettini ripiegati in quattro dove vi era raffigurato ora un cuore trafitto, ora frasi tenere e dolci. Purtroppo, una sera d’estate la loro.storia fini. Erano come sempre, nel cortile della casa della ragazza e lui coraggiosamente, aveva cinto le sue spalle in un tenero abbraccio. Il padre che proprio in quel momento si era affacciato alla fnestra, aveva visto la scena e montato su tutte le furie, era sceso immediatamente in cortile. In mano teneva un frustino e con quello, si eramesso a correre dietro al ragazzo. Il poverino, spaventato a morte, non ci aveva pensato due volte e con un balzo (del quale non aveva mai pensato di essere capace) aveva scavalcato l’alto muro di cinta che circondava il giardino.il colpevole era riuscito a sfuggire al suo destino
La sua abilità l’aveva aiutato!

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