In cosa crede Tulsi Gabbard?

Nel 1965, un vecchio indiano chiamato A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada arrivò in America, e presto cominciò a cantare e predicare al Tompkins Square Park, nell’East Village di New York. Per ragioni che sfuggono una spiegazione razionale, Bhaktivedanta attirò a sé una folla di gente, e quella folla crebbe in qualcosa di nuovo: il movimento Hare Krishna, che introdusse l’Occidente a quella tradizione indù vecchia di cinquemila anni conosciuta come Gaudiya Vaishnavism. Il seguace di Hare Krishna divenne, per un certo periodo, una figura iconica e allo stesso tempo piuttosto divertente: una giovane maschio bianco dalla testa rasata e la tunica arancione, che canta incessantemente e porta in braccio un mucchio di libri da vendere. L’etichetta discografica dei Beatles registrò un singolo Hare Krishna, e George Harrison scrisse “My Sweet Lord” sotto l’influenza del movimento (Anche se Harrison non fu mai iniziato al movimento, Bhaktivedanta lo elogiò una volta dandogli dell’“umile, mite, gentile e devoto”). Dal 1965 fino alla morte, nel 1977, Bhaktivedanta viaggiò e insegnò senza sosta, mentre si teneva in contatto con un crescente gruppo di studenti da tutto il mondo.

Nei primi anni Settanta il suo messaggio raggiunse le Hawaii, dove Chris Butler era un giovane surfista e maestro di yoga. Butler, il figlio di un famoso medico pacifista che veniva dalla terraferma, era una sorta di prodigio: un guru autodidatta che iniziò ad attrarre seguaci non appena lasciato il college. Butler aveva un passione per Bhaktivedanta, in cui riconosceva la capacità di spiegare i vecchi testi indù come fossero dei pratici manuali di istruzioni. Nelle sue esegesi della Bhagavad Gita, uno poteva capire come servire Lord Krishna rifuggendo la carne e il cibo piccante (che avrebbero “provocato sofferenza producendo mucosa nello stomaco”), lavorando sodo e cantando il suo nome — piccoli, tangibili passi che avrebbero portato il credente verso la divinità.

Nel 1971, Bhaktivedanta venne alle Hawaii e Butler, che aveva solo ventitré anni, andò a incontrarlo e gli fece una proposta: lui gli avrebbe “girato” tutti i suoi discepoli e in cambio ne avrebbe guadagnato un nuovo nome, Siddhaswarupananda, che lo avrebbe consacrato come accolito iniziato e figura di spicco dell’emergente movimento Hare Krishna. Non fu sempre una relazione facile. A volte, Bhaktivedanta ammoniva Butler per i suoi insegnamenti poco ortodossi, e Butler di rimando questionava l’insistenza di Bhaktivedanta sul fatto che gli iniziati dovessero per forza radersi la testa o indossare la tunica.

Dopo la morte del vecchio maestro, Butler non dovette più scegliere tra la devozione e l’indipendenza. Mentre il movimento Hare Krishna si fratturava, Butler creò il suo gruppo, oggi conosciuto col nome di Science of Identity Foundation, costruendo una fitta rete di seguaci, centinaia o forse migliaia, che si estende dalle Hawaii fino in Australia, Nuova Zelanda e Sud-est asiatico. Butler dava meno importanza ai vecchi testi e tradizioni indiane, presentandosi invece come un tipo intelligente e curioso, che aveva trovato delle risposte a certe domande sorprendenti.

Nel 1984 pubblicò “Who Are You? Discovering Your Real Identity”, dove utilizzava esempi dalle scienze per dimostrare che il materialismo è falso e che il Sé è reale — ed eterno (Krishna e la Bhagavad Gita sono solo nominati di sfuggita). Registrò anche una serie di programmi televisivi, dove compariva come un giovane professore universitario alla moda seduto su un divano, circondato da studenti curiosi.

Uno di questi studenti era Mike Gabbard, che aveva cominciato a interessarsi all’Induismo già dagli anni Settanta: una volta ebbe una corrispondenza con Bhaktivedanta dove gli chiese suggerimenti per costruire un tempio, e il nome dato a Tulsi riflette infatti la grande dedizione spirituale della famiglia. Quando i Gabbard si trasferirono alle Hawaii, nel 1983, si unirono alla cerchia dei seguaci di Butler. Tulsi Gabbard spiega di essere stata introdotta ai principi dell’Induismo Vaishnava fin da bambina, e dice di essere cresciuta in gran parte tra compagni spirituali, alcuni dei quali erano soliti radunarsi sulla spiaggia per il kirtan, ​la pratica di cantare in coro gli inni sacri. Anche la Gabbard ebbe la propria formazione spirituale, e da ragazza trascorse due anni nelle Filippine dove frequentò un corso condotto da seguaci di Butler.

Gabbard ricorda la sua infanzia come vivace e senza preoccupazioni: eccelleva nelle arti marziali e sviluppò una passione per il giardinaggio; era una lettrice curiosa, incoraggiata dai genitori. Ma parecchi ex discepoli di Butler parlano di un’atmosfera diversa, piú autoritaria. Alcuni disertori raccontano storie di bambini dissuasi da Butler dall’iscriversi alle scuole statali; di seguaci a cui era proibito parlare in pubblico del gruppo; di viaggiatori di ritorno ai quali era imposta una quarantena di giorni, onde evitare che passassero qualche malattia contagiosa a Butler; di devoti che si prostravano a terra ogni qual volta che lui entrava nella stanza o che aggiungevano i ritagli delle sue unghie alle loro pietanze, o che mangiavano cucchiaiate di sabbia dove lui aveva camminato. Alcuni ex allievi si descrivono come dei sopravvissuti ad un culto abusivo. Butler nega queste accuse e la Gabbard dice di fare fatica a dare loro credito. “Non l’ho mai sentito dire qualcosa di odioso o di cattivo riguardo a nessuno” dice di Butler.

Posso parlare della mia esperienza personale, e onestamente gli sono grata per condiviso questa sua meravigliosa pratica spirituale, con me e con tante altre persone.

Parecchi di questi seguaci oggi hanno un’attività. Una delle fedelissime di Butler è Wai Lana, un’imprenditrice yoga che è anche sua moglie. La sua società, che produce video di yoga, ha aiutato a finanziare la Science of Identity Foundation. Un’altra persona che sembra trovarsi nella sua orbita è Joseph Bismark, co-fondatore di un’impresa globale di multi-level marketing, la QNET, nel cui catalogo prodotti troviamo ad esempio dei piccoli dischetti che dovrebbero proteggere gli utenti dagli “effetti dannosi dell’electrosmog”. Un decennio fa, su avvertimento dell’Interpol, la polizia indonesiana arrestò Bismark per frode, ma il capo d’accusa venne poi ritirato in un secondo momento.

A differenza di Bhaktivedanta, di cui ogni parola sembra essere stata registrata per i posteri, Butler è stato molto più cauto nel gestire le sue apparizioni in pubblico e ha praticamente smesso di parlare ai media negli ultimi decenni. Però ha accettato di parlare con me, al telefono, riguardo i suoi insegnamenti e la sua allieva prodigio. Butler compirà settant’anni quest’anno, ma parla ancora con la voce fresca e fascinosa di un surfista illuminato, arricchita da un’eco di quell’accento cantilenante e spezzettato così tipico delle Hawaii. Spesso si interrompe per ridacchiare, o per intercalare la sua domanda retorica preferita: “O no?”

Anche se la cultura indù gioca sicuramente una parte importante nella vita di Gabbard, il termine stesso ha una storia complessa: spesso è usato per riferirsi indifferentemente a tutte le tradizioni spirituali originarie del subcontinente indiano, e non è né universalmente accettato né definito chiaramente. “Nella Bhagavad Gita, dove si fa menzione di indù?” chiese una volta Bhaktivedanta. Anche Butler trova il termine limitante:

Non sono indù, non sono cristiano, non sono buddista e nemmeno musulmano. Sono l’anima eterna dello spirito — un’atma​ ​ — parte integrante dello spirito universale.

I suoi discepoli hanno di solito evitato quella designazione; Mike Gabbard si considera cattolico, nonostante i suoi legami con la fondazione. Ma Butler riconosce l’utilità di un nome conciso e riconoscibile, specialmente in politica, e così consigliò alla Gabbard un compromesso:

Le dissi: perché non utilizzi la frase “Induismo trascendentale”?

In effetti, durante una recente conversazione nella dining room congressuale, la Gabbard usò proprio quel termine. Gabbard e Butler sostengono entrambi che la fondazione è una risorsa, non un’organizzazione religiosa; non c’è infatti gerarchia ufficiale, e nemmeno un sistema di contabilità interna, tranne la stessa coscienza di Butler e quella di coloro che gli stanno intorno. In una conferenza, egli riconobbe la possibilità di mantenersi scettici, offrendo poi ai suoi ascoltatori la propria versione della scommessa di Pascal:

Se io non sono il rappresentante di Dio, e voi ispirate la vostra vita alla mia, la vostra vita sarà distrutta. Ma se io sono il rappresentante di Dio e voi non ispirate la vostra vita alla mia, allora la vostra vita è sprecata.

Butler sembra permettere a certi suoi discepoli, senza troppi patemi, di chiamarlo Jagad Guru, o “maestro del mondo”.

Il titolo di Jagad Guru vuole dire che quello che viene insegnato non è solo limitato a un gruppo di persone. E’ qualcosa che può apprezzare chiunque, e riguarda tutti gli esseri umani.

Un guru, come disse una volta, deve essere “un rappresentante in buona fede del Dio Supremo”. Nel suo commento sulla Bhagavad Gita, Bhaktivedanta aveva mostrato come la sottomissione al maestro fosse fondamentale per la crescita spirituale.

Un maestro spirituale deve essere accettato arrendendosi totalmente a lui, e uno dovrebbe servire il proprio maestro come un umile servo, senza falso prestigio.

Butler è cosciente della percezione che si ha di lui come di una figura autoritaria; preferisce parlare di se stesso come uno studente e seguace della verità, piuttosto che come guru o leader. “Il mio maestro mi ama”, disse. Si riferiva, nel tempo presente dello spirito eterno, a Bhaktivedanta. “E’ una relazione d’amore. E così gli studenti di un maestro cosí pieno d’amore ameranno di rimando il proprio maestro — è naturale che lo ameranno”. Non è un caso infatti che egli parli amorevolmente di Gabbard, che conosce fin da quando era piccola. Da bambina, ricorda, aveva “una gravità e una serietà che andava ben oltre i suoi anni”. Oggi Butler parla della Gabbard con orgoglio paterno, paragonandosi a un maestro di musica che vede il suo allievo modello eccellere da grande:

E’ come se uno insegnasse a un suo studente il violoncello e poi scoprisse d’un tratto che quello studente ora suona violoncello all’orchestra filarmonica. E’ bellissimo.

La cerimonia di matrimonio tra Tulsi Gabbard e Abraham Williams

Gabbard non è il primo discepolo di Butler a entrare in politica. Sul finire degli anni Settanta, un gruppo piuttosto opaco chiamato Lista Indipendenti per il Governo Divino apparve ad Hawaii e presentò più di una dozzina di candidati alle elezioni locali. Il gruppo si presentava come una coalizione multi-religiosa di riformisti con una vena conservativa, ma nel 1977 l’Advertiser​ ​di Honolulu pubblicò un servizio in tre parti dove espose l’iniziativa come creata quasi interamente dai seguaci di Butler. Un candidato disse al giornale che la discrezione era parte della sua strategia politica.

So per certo che se dicessi di essere un Hare Krishna, la prima cosa che penserebbe la gente è che ho la testa rasata, campanelline ai piedi e che vado a disturbare la gente all’aeroporto. Per comunicare il mio messaggio, devo tenere le porte aperte.

Nel Valley Isle, un giornale con base a Maui e amichevole nei confronti di Butler, Bill Penaroza, uno dei leader dell’iniziativa, annunciò che il gruppo, non avendo eletto alcun candidato, era in “ristrutturazione” Penaroza non disse che Butler era il capo del movimento, ma ammise che avesse una certa influenza. “Ho avuto un’interessante conversazione con un amico che considero una persona molto avanzata spiritualmente, di nome Siddha Swarup Swami”, disse Penaroza (usando una versione da iniziato del nome di Butler, Siddhaswarupananda), e continuò:

Lui mi confidò che gli sembrava che fossimo stati un po’ troppo moralisti, e che ci fossimo limitati a lavorare solo con persone interessate alla spiritualità orientale, tralasciandone molte altre appartenenti alle tradizioni occidentali con cui invece avremmo dovuto instaurare un dialogo.

L’editore di Valley Isle​ ​era un uomo d’affari di nome Rick Reed, che fu eletto al Senato di Hawaii nel 1986. Quell’anno Reed, che aveva lavorato per un procuratore della zona, fu accusato di divulgare documenti confidenziali dello Stato per screditare un politico democratico; la ex moglie di Reed disse all’Advertiser ​ ​che Butler era parte del complotto. Sia Reed che Butler negarono ogni accusa. Nel 1992, Reed sfidò Daniel Inouye, il vecchio leone della politica hawaiana, per un posto al Senato americano, e quella campagna elettorale porto ancora più alla luce le sue intime relazioni con Butler. Reed aveva sempre parlato di Butler come il suo “consigliere spirituale”, ma disse all’Advertiser​ ​che non c’era “alcuna prova che lui fosse mai stato membro dell’associazione Hare Krishna o degli Indipendenti per il Governo Divino”. Reed perse le elezioni, ma si difese con successo dalle accuse della Federal Election Commission, che investigava riguardo a un suo video natalizio filmato nelle Filippine e poi distribuito alle Hawaii, ritenuto un tentativo di plagiare l’influente comunità filippino-americana residente sull’arcipelago. Il F.E.C. giudicò infine totalmente legittima questa seppur insolita iniziativa elettorale di Reed, e considerò il sovvenzionamento di novantamila dollari da lui ricevuto per produrre tale video come una regolare donazione.

Con la Gabbard, il movimento di Butler sembra finalmente aver prodotto un politico di grande richiamo, con un profilo nazionale. Ci sono dei legami tra la carriera politica di Gabbard e l’IGD che vanno indietro fino a Bill Penaroza: nel 2015, Gabbard nominò il figlio di Penaroza, Kainoa Penaroza, capo del suo staff, nonostante non avesse virtualmente alcuna esperienza politica. Gabbard, come i suoi predecessori, rigetta fermamente l’idea di essere parte di un movimento politico ispirato dal proprio leader spirituale. “E’ una congettura poco sensata”, mi disse. E mi fece un paragone:

Il senatore Brian Schatz, delle Hawaii — è ebreo. Il capo del suo staff è ebreo. E questo vorrebbe dire che c’è un un grande disegno della comunità ebraica delle Hawaii per avanzare quel particolare politico e quelli intorno a lui?

La differenza è che la cerchia dei discepoli di Butler è relativamente stretta e incredibilmente interconnessa. Il video natalizio di Reed alle Filippine inizia con una visita a Toby Tamayo, un accolito di vecchia data che li aiutò a stabilire laggiù una scuola ispirata a Butler. Tamayo è anche lo zio del primo marito della Gabbard, Eddy Tamayo, che lei sposó nel 2002 e da cui divorziò quattro anni dopo — in gran parte, dice, per lo stress di essere di servizio in Medio Oriente. Entrambi i genitori della Gabbard hanno lavorato nell’ufficio di Rick Reed. E quel finanziamento che Reed ricevette per il video di Natale arrivò da Richard Bellord, il cui figlio Richard ha recentemente sposato la sorella e coinquilina di Tulsi, Vrindavan. Richard Bellord fu sposato in prime nozze con Wai Lana, l’istruttrice yoga oggi moglie di Butler, e Abraham Williams, l’attuale marito di Gabbard, la aiutò a girare i suoi filmati. La moglie di Williams, Anya Anthony, è la manager nell’ufficio di Gabbard a Washington; siede alla scrivania dietro alla targhetta sullo “spirito di aloha”. La compagnia di Wai Lana è presieduta da un altro vecchio allievo di Butler, Sunil Khemaney, che è anche socio d’affari di Joseph Bismark. Khemaney aiuta Gabbard nelle relazioni con la comunità indiano-americana; fu lui ad accompagnarla durante il suo viaggio in India nel 2014. Un persona interna alla campagna di Gabbard descrive il suo ufficio come diviso tra discepoli e profani:

Tutti si chiedevano chi appartenesse al gruppo e chi no. Era un argomento tabu — la gente in ufficio non ne parlava, così che nessuno lo sapeva con certezza.

La tendenza politica più pronunciata in Gabbard — il suo appeal bipartisan — è, secondo Butler, pienamente conforme con i suoi insegnamenti. Ma non sta a lui dire a lei, o a nessun altro discepolo peraltro, come votare.

Il senso di aloha, o amore per gli altri, e il desiderio di lavorare per il bene altrui — questo è quanto fa un buon politico, dal punto di vista spirituale. Ma riguardo alle prese di posizione sui temi specifici che si presentano ai politici? Quello è qualcosa che ciascuna persona deve decidere per se stessa.

Quando le viene chiesto dell’Induismo, Gabbard spesso parla di intolleranza anti-hindu. Uno dei suoi esempi principali è Kawika Crowley, la sua rivale nelle elezioni del 2012, che disse alla CNN che a suo parere l’Induismo della Gabbard era in conflitto col sistema di governo americano – la Crowley, un’attivista per i diritti dei fumatori che viveva in un furgoncino, perse le elezioni di quasi sessanta punti percentuali – In un saggio sulle sue convinzioni religiose che mi ha mandato, Gabbard si compara a John F. Kennedy, che si propose di rassicurare quegli elettori preoccupati dal suo cattolicesimo; promise così di assolvere alle sue funzioni governative “senza riguardo a pressioni o dettami esterni di tipo religioso”.

Sembra però non esserci un modo semplice di distinguere tra quei “dettami” di tipo religioso che tanto spaventano un certo elettorato, e i “valori” religiosi che molti politici — specialmente politici cristiani — si impegnano così spesso a difendere. Sarebbe assurdo aspettarsi che la Gabbard non sia influenzata, nelle sue decisioni politiche, da un percorso spirituale che l’ha accompagnata per tutta la vita. Dopotutto, la sua determinazione a trovare accordi anche fuori dal partito è in gran parte frutto di tale percorso, e quasi certamente un frutto lodevole. Gowdy, il repubblicano della North Carolina, le dice spesso di essere “la deputata del Congresso piú simile a Cristo”, un complimento impegnativo che celebra il suo tentativo di riconciliare tra loro tradizioni spirituali di per sé irriducibili.

E’ possibile però distinguere qualcosa di più specifico di un generico senso di aloha dietro al mutamento di priorità politiche tra i seguaci di Butler. Negli anni Ottanta, Butler insegnava a rifiutare il desiderio sessuale; scrisse ad esempio che la bisessualità era un “senso di gratificazione” fuori controllo, e ammonì che la conclusione logica di un tale atteggiamento edonistico sarebbero state pedofilia e bestialità. Dichiaró, senza mezzi termini, che “un crescente numero di donne americane tiene un cane per motivi sessuali”. Reed, Mike Gabbard e altri che gli stavano attorno allora tendevano a sostenere queste idee. Oggi la Gabbard ha preso un’altra strada, e anche Butler sembra dare meno importanza all’argomento. Gabbard dice che lei e Butler ebbero modo di discutere sul tema del matrimonio gay – “Diciamo un bel pezzo fa”. E conclude: “E’ qualcosa su cui non siamo d’accordo”.

Negli ultimi tempi, Butler si è presentato meno come dissidente Hare Krishna e più come membro della vasta rete mondiale di Induismo Vaishnava. Per chiarire la sua posizione in tutto questo, Gabbard mi ha mandato “L’Albero Genealogico del Deismo Vedanta” che riporta le dozzine di grandi maestri succedutisi lungo i secoli, la maggior parte indiani; Butler occupa un posticino modesto ma sicuro, alla fine di un ramo secondario. Costruendo relazioni amichevoli con Modi e altri leader indiani, Gabbard è diventata un’ambasciatrice di spicco per l’Induismo americano, e avrà la possibilità di introdurre le idee eretiche di Butler nell’Induismo globale mainstream. Lo scorso anno, quando il governo indiano annunciò i vincitori dell’annuale Padma Awards, solo due non-indiani furono inclusi. Uno era un ex ambasciatore americano. L’altra era Wai Lana.

Le relazioni con l’India sono anche un’alleanza strategica: la Gabbard ha difeso l’organizzazione politica di Modi, il Bharatiya Janata Party, che promuove il fatto che l’India sia — e debba rimanere — una nazione essenzialmente induista. Nel 2013 lei si oppose a una risoluzione che condannava la “violenza religiosa” nello Stato indiano che lei vide come una critica velata all’amministrazione Modi, e suggerì che, qualunque problema stesse affrontando la minoranza musulmana in India, non era certo paragonabile alle tribolazioni inflitte alle minoranze religiose in parecchie nazioni islamiche. Quest’estate (2017, n.d.t.​​) venne a New York a un business forum indo-americano. Ebbe la sfortuna di parlare subito dopo Anil Kapoor, il loquace attore del cinema, ma apparve ugualmente a proprio agio, chiacchierando con l’ambasciatore indiano riguardo a una partnership economica e alla cooperazione tra servizi di sicurezza. Questo era il tipo di folla congeniale alla Gabbard: amichevole e relativamente bipartisan. Una delle giornaliste dichiarò di essere sua fan:

Onorevole Gabbard, speravo davvero che foste scelta come membro del gabinetto dall’amministrazione Trump. Adesso aspetto il momento di poterla votare alle elezioni presidenziali.

Gabbard sorrise e scosse la testa a quell’allusione. Ma poi, in ottobre, si recò in Iowa a una raccolta fondi democratica, segno che sta pensando seriamente a candidarsi alle presidenziali 2020, e che è una delle dozzine o forse centinaia di politici democratici che pensano di avere una chance di essere eletti presidente. Per ora, è sulla lista dei possibili candidati, anche se non tra le prime posizioni; il suo atteggiamento relativamente conciliatorio verso Trump sembra aver danneggiato la sua immagine tra quei democratici che iniziano a pensare alle primarie già con tre anni di anticipo. Ma se la Gabbard deciderà di lanciarsi nella corsa presidenziale sarà sicuramente uno dei candidati più interessanti. Una delle questioni chiave da capire è se la sua storia si rivelerà troppo interessante — troppo inusuale — per il suo proprio bene.

Alcuni ex discepoli di Butler tendono a essere straordinariamente negativi riguardo al periodo passato in servizio spirituale da lui, ed estremamente sospettosi riguardo ai suoi moventi. Questo sospetto si allarga anche a persone che hanno sostenuto la Gabbard ma sono preoccupate dal ruolo ambiguo che Butler e seguaci hanno avuto nella politica hawaiana. Nove anni fa, un altro promettente personaggio politico si trovò a dover decidere il da farsi a proposito del proprio leader spirituale, diventato un bersaglio di critiche: ancora candidato, Barack Obama difese il suo pastore di fiducia, il reverendo Jeremiah Wright, ma successivamente si decise ad abbandonarlo. Wright d’altro canto rappresentava solo una piccola fetta della vita di Obama, mentre la vita di Gabbard sarebbe irriconoscibile senza l’influenza di Butler. Qualche decennio fa suo padre tentò, con un certo successo, di allearsi con mormoni, evangelici e altri gruppi religiosi che condividevano la sua opposizione al matrimonio omosessuale. Sua figlia è un politico più abile, ma il suo compito sembra ancora più difficile: provare a costruire consenso in un partito democratico sempre più secolarista e partigiano.

Gabbard non sembra essere troppo frustrata dal mancato progresso del suo disegno di legge, lo Stop Arming Terrorists Act; in termini politici, potrebbe in effetti tornare più utile come una proposta in sospeso — simbolo della sua battaglia contro l’intransigenza — che come legge approvata. Anche se lei rimane piuttosto riluttante a criticare il presidente eletto, o perfino a menzionare il suo nome, ha trovato parecchie occasioni per ribadire il proprio dissenso verso l’attuale amministrazione. Ciononostante, nell’odierno clima politico la Gabbard è consapevole che gli elettori democratici sono più inclini a sostenere quei politici schierati apertamente contro Trump e i repubblicani, rispetto a chi, come lei, cerca di trovare terreno comune per instaurare un processo di collaborazione. Molti dei suoi simpatizzanti sono convinti che prima o poi questo clima cambierà. “A un certo punto”, dice Van Jones, “il paese si stancherà di gente la cui sola qualifica è quella di odiare il partito avversario”.

La Gabbard, più della maggior parte dei politici, è una celebrità. (All’aeroporto di Kauai venne fermata da un agente TSA che le chiese di farsi una fotografia con lei – “Questa è la mia settimana fortunata”, disse, “Mio figlio si è sposato e ora ho incontrato te!”). Inoltre, ha una delle piú importanti qualità che un politico possa avere: una prodigiosa abilità nel far sì che la gente creda in lei, anche quando non è d’accordo. Una delle sue prime fan su Oahu è Linda Wong, che organizzò le raccolte fondi durante la prima campagna elettorale di Gabbard, e che si è abituata a dover rispondere a domande insistenti riguardo ai suoi numerosi atti di insubordinazione politica.

Lei fa una mossa, e subito dopo ricevo delle chiamate: “Cosa sta facendo?”. Io rispondo: “Non so cosa stia facendo, ma so che sa quello fa”

A seconda della giornata e dell’umore del paese, l’approccio ostinatamente personale della Gabbard in politica può sembrare ora rigenerante, ora fastidioso. Quando parla della sua passione per il “servizio”, lei parla infatti in un linguaggio che è al contempo politico, militare e religioso. Parla della sua determinazione, piuttosto evidente, e dei suoi obiettivi, che non sempre lo sono. “Ha l’atteggiamento di chi ama servire, un cuore da servitore”, dice Butler. “Che si metta in politica o in qualunque altra cosa, porterà quel cuore da servitore con lei”.

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