Covid-19 …la malattia del respiro e il respiro della Terra

In questi giorni, dove tutti stiamo chiusi nelle case a “respirare” (finalmente) la nostra individualità, mentre fuori una malattia respiratoria sta creando importanti disagi su diversi aspetti della vita fisica, psichica e sociale, forse è bene riflettere sul significato archetipico del respiro.
I polmoni, assieme al cuore, formano il nostro “sistema ritmico”, il sistema mediano predisposto al “sentire”, mentre in alto il sistema neurosensoriale è alla base del pensare, e in basso il sistema metabolico è alla base del volere.
Ad essere colpito quindi è un organo del sentire, il quale, assieme al cuore, manifesta sul piano fisico la natura del sentimento, e il rapporto di esso con il ritmo, ed il ritmo è a sua volta collegato con il ritmo cosmico.
Esiste un rapporto molto preciso tra il tempo che impiega il sole ad attraversare tutte le costellazioni zodiacali, che è di 25.920 anni. Questo stesso numero compone i giorni della vita media di un essere umano, e il numero di respiri che compiamo in un giorno. 25.920 anni del sole, 25.920 giorni in una vita, 25.920 respiri in un giorno. Il cuore, a sua volta, batte 72 volte al minuto, come i 72 anni della vita media di un uomo, come il tempo impiegato dal sole per spostarsi di un grado nella cintura zodiacale.
Questi sono i principali ritmi che cuore e polmoni vivono assieme all’universo e ci dimostrano come siamo fortemente collegati con la vita cosmica.
C’ è inoltre un rapporto particolare tra il polmone e il cuore: mediamente noi abbiamo un respiro ogni quattro battiti di cuore. Naturalmente in ogni individuo questo ritmo ha delle leggere variazioni individuali, e se osservato attentamente può darci delle indicazioni particolari sulla nostra natura interiore.
Ora possiamo porci alcune domande:
come mai il virus colpisce l’organo del ritmo?
Come mai colpisce l’organo del sentire?
Come mai colpisce l’organo dello scambio interno-esterno, quindi della relazione con gli altri e con la vita universale?
Alla prima domanda possiamo provare a rispondere con un’altra domanda: che ritmo stiamo vivendo oggi? Tutti ci muoviamo in una corsa frenetica verso una meta sconosciuta, dove il ritmo sonno-veglia, fame-sazietà, attivazione-riposo, ecc… e il loro legame con il giorno e la notte, l’inverno e l’estate, il sole e la pioggia e molto altro ancora, sono quasi sempre in disequilibrio.
Cuore e polmoni sono costretti a subire una deviazione dal loro ritmo originario con ripercussioni sull’intero organismo e sulla natura profonda della vita affettiva e anche intellettiva.
La respirazione è alla base di tutto ciò che possiamo definire salute. Qualsiasi malattia ha una base nei processi respiratori, ossia nei processi cosmici. Signore del respiro è Mercurio, la divinità della medicina, di cui ogni medico porta il simbolo sul proprio camice. Sede degli Arcangeli, ossia degli Spiriti dei Popoli, la Sfera Mercuriale è la sede dove si stabiliscono le forze di salute e di malattia dell’umanità, a seconda delle necessità karmiche che ognuno deve vivere, sia come singolo, che come parte di un popolo.
Raffaele, l’arcangelo guaritore, è collegato a Mercurio ed è l’entità che sempre invochiamo quando cerchiamo lo spirito risanatore.
Il respiro è quindi il grande signore della salute ed ora, con la sua sofferenza, ci sta mostrando quanto ci siamo allontanati dal ritmo originario.
Alla seconda domanda, ossia al perché è stato colpito l’organo del sentire, possiamo rispondere con quanto insegnano le antiche arti mediche sia orientali che occidentali e con l’attuale medicina psicosomatica e antroposofica.
L’apparato respiratorio veicola l’aria, ossia l’elemento fisico della vita, l’elemento psichico dello scambio relazionale, l’elemento spirituale della libertà.
Il polmone, nella sua sostanza, è legato all’elemento “terra”, tra tutti gli organi è infatti il più rigido, il più freddo (la sua temperatura è di 35,5 gradi), la sua forma è fortemente strutturata. La sua funzione invece si lega all’aria, ed il suo compito è quello di incorporare l’aria nella terra.
L’aria è indispensabile alla vita fisica, ma anche alla vita dell’anima, in quanto essa è proprio l’elemento che più caratterizza l’anima, il pneuma (soffio, spirito), con la sua mobilità, la sua levità, la sua libertà. Il polmone attua in sé il senso di libertà ed è noto che quando non ci si senti liberi, può arrivare una costrizione bronchiale, una forma asmatica, o patologie ancora più gravi. Se siamo in uno stato di prigionia interiore, d’impotenza rispetto a certe situazioni, esso soffre, e tutte le malattie dell’apparato respiratorio, dal raffreddore al tumore, sono, in gradi diversi, sintomi di tristezza, di pianto trattenuto, di angoscia d’abbandono, di lutto, di prostrazione interiore.
Non c’è da stupirsi se nell’apparente felicità in cui viviamo, non si celi invece una profonda tristezza, un’incapacità di raggiungere la gioia intima dell’essere, poiché tutto cospira nel nostro attuale mondo per portarci lontani da noi stessi e dalla fonte (il cuore) che è sede dell’amore e dell’autentica gioia.
In questi giorni, il riposo imposto, la prigionia forzata, mimano esternamente l’impotenza che viveva silente nei nostri polmoni e che nei più deboli (gli anziani) si è materializzata nella malattia e in alcuni nella morte, ossia nella ricerca dell’estrema libertà.
La terza domanda, come mai è stato colpito l’apparato dello scambio, del rapporto con gli altri e con tutto ciò che è vita, pone forse il quesito più profondo: quanto ci siamo allontanati dalla Vita?
Rudolf Steiner spiegò come oggi l’atmosfera della terra abbia perduto l’antica forza vitale (il prana). Oggi tale elemento si è allontanato dalla terra, perché i pensieri materialistici ed il progressivo inquinamento ambientale hanno fatto “fuggire” l’anima della terra dall’atmosfera. Così ciò che respiriamo oggi non è sostanza d’anima, ma un insieme di molecole di azoto e ossigeno, oltre che a un’infinità di nanoparticelle di sostanze spesso tossiche immesse nell’atmosfera. Ma la cosa ancor più grave è che l’aria che respiriamo è colma dei respiri respirati da un’umanità che agisce e pensa in modo materialistico. Tali respiri entrano nell’atmosfera immettendovi i contenuti psichici materialistici impressi nel sangue di coloro che vivono di essi.
Sappiamo che il polmone entra costantemente in contatto con il sangue e nel sangue è contenuto l’Io dell’uomo. Un Io impregnato di materialismo avrà un sangue che trasmetterà tale messaggio materialistico al polmone, il quale lo renderà all’aria che tutti respiriamo.
L’anima della Terra si è ritirata dall’atmosfera colma di materialismo. L’anima dell’uomo si ritira addensandosi dentro i polmoni in maniera primitiva, embrionale, come accade nella polmonite.
Ciò che è Vita, Soffio Vitale, Pneuma, Anima, Spirito è in grave stato di sofferenza, ed ora il Covid19 rende manifesta nel concreto la profonda sofferenza intima dell’anima umana e dell’anima della Terra.
Uno studio dell’Università tedesca di Munster (R. Meister, in “Lunge und Atmung”, Basilea 1984) ha dimostrato che nelle zone dove ci sono danni boschivi c’è un aumento della tosse nella popolazione. L’albero bronchiale e la pianta sono simili, sia nella forma che nella funzione, anche se in senso inverso. Le foglie della pianta assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno, il polmone assorbe ossigeno e rilascia anidride carbonica.
Si potrebbe a questo punto osservare se i recenti e devastanti incendi in Amazzonia e Australia, oltre che le deforestazioni in altre parti del mondo, non abbiano effettivamente portato ad un disturbo respiratorio di massa. E tornando all’elemento tristezza veicolato dal polmone, non può anche essere che l’urlo di dolore di milioni di animali morti bruciati, si riversi in forma somatizzata nell’organo che racconta la tristezza e l’impotenza?
Poiché la polmonite rappresenta una sorta di fusione simbiotica con la madre, un aspetto regressivo di riavvolgimento materno, un’epidemia polmonare può essere vista nel suo insieme come una fusione (patologica) disperata con Madre Terra, la terra-polmone si ispessisce e non riesce più ad accogliere l’aria che la nutre.
Questa malattia sembra proprio mimare ciò che abbiamo fatto alla nostra Terra, che sta gemendo (tristezza) in assenza della salutare aria che le dà ossigeno e fecondità.
Stiamo perdendo la bellezza e la forza vitale delle sane relazioni, stiamo perdendo la relazione con l’universo.
È un insegnamento e una riflessione per tutti noi, affinché possiamo davvero “vedere” l’altro e attraverso l’altro vedere noi stessi, e attraverso noi stessi vedere il profondo mistero in cui siamo immersi in relazione alla vita della Terra, la nostra cara Madre Terra, le cui ferite non possono più essere ignorate.

fonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.