Hare Krishna e omoSEX

L’omosessualità e la Coscienza di Krishna
25 luglio 2002 – n.1688

Per il bene di molti omosessuali italiani ai quali e’, di fatto, se
non di nascosto, se non scelgono di nascondersi (cosa non giusta),
proibito frequentare la potenziale propria futura “chiesa”, che
invece allo stato attuale delle cose mai tale potra’ divenire, Vi
prego, a voi di Isvara.it, che avete a cuore la VERA diffusione della
Coscienza di Krishna vera ed originale, olisticamente parlando, di
pubblicare il seguente materiale e di aprire, anche grazie a Voi,
finalmente, nel movimento Hare Krishna italiano, questo argomento.

— In 108avyakta108@y…, “paramakaruna” <paramakaruna@s… ha
scritto:

——Original Message——
From: paramakaruna <paramakaruna@s…
Date: Sunday, July 21, 2002 4:52 PM
Subject: seminari & c.

Carissimo, Hare Krsna!

Credo che i nostri messaggi si siano incrociati. Infatti ho l’impressione che il mio messaggio precedente risponda in qualche modo anche a questo tuo. Lo Swami del seminario non lo conosco, non l’ho mai sentito nominare. Per quanto riguarda il problema dell’orientamento sessuale che non viene accettato nell’istituzione, io penso che tu abbia centrato il punto dolente in modo istintivo, anche se poi non riesci a vedere abbastanza in profondita’. Il problema infatti non e’ la mancanza di elasticita’ mentale da parte dei devoti nell’accettare i “diversi”, ma il concetto di identificazione con il corpo. L’identificazione con il corpo materiale e’ il piu’ grande ostacolo in assoluto alla vita spirituale, e finche’ non lo superiamo non abbiamo alcun diritto di chiamarci spiritualisti. Possiamo chiamarci religiosi, ma e’ tutta un’altra zona. La religione non e’ necessariamente spiritualita’, mentre la spiritualita’ e’ la radice e la base stessa della religione. Ovviamente quando si parla di spiritualita’ non e’ mai possibile fare di ogni erba un fascio. Anche all’interno di istituzioni e religioni ci dev’essere una parte anche minima di spiritualita’, altrimenti muore tutto. Cosi’ coloro che hanno magari sentito dire almeno una volta nella vita che non siamo il corpo, da qualche parte un minimo di coscienza spirituale ce la devono avere, e quel granello di “sale” li salva dalla distruzione. Resta comunque valido il fatto che la misura della spiritualita’ delle persone e dei gruppi si puo’ e si deve valutare in base alla COSCIENZA SPIRITUALE che hanno. Non esiste il bianco e il nero soltanto, esiste una gamma infinita di colori, mescolanze piu’ o meno attraenti di conoscenza e ignoranza, virtu’, passione, egoismo e stupidita’, intuito, buoni sentimenti, misericordia, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. La nostra filosofia e’ PERSONALISTA, percio’ non possiamo fare a meno di considerare il fatto che ogni persona e’ un individuo speciale, che ha un bagaglio particolare e si trova a un punto ben preciso del suo sentiero (punto che puo’ cambiare costantemente). Ora dobbiamo farci una domanda fondamentale: vogliamo raggiungere la realizzazione spirituale, o vogliamo adattarci a un sistema religioso-sociale che ci faccia sentire bene accetti dal prossimo e al nostro falso ego materiale? Se vogliamo raggiungere la realizzazione spirituale, dobbiamo seguire le istruzioni di Krsna nella Gita: 1. comprendere che non siamo il corpo (e quindi non lo sono nemmeno gli altri che vediamo attorno a noi) 2. agire per servire il Signore, senza nessun attaccamento al risultato egoistico 3. usare qualsiasi cosa per servire il Signore e diffondere coscienza e conoscenza spirituale 4. rispettare ogni essere vivente come frammento, amico e servitore del Signore e lavorare per il bene di tutti 5. non considerarci signori e padroni di niente e nessuno Se invece siamo interessati a diventare religiosi, a far parte di un gruppo religioso, a sfoggiare i nostri certificati, i nostri bastoni da sannyasi, i nostri “bollini di anzianita’”, se vogliamo avere l’illusione di essere protetti delegando la nostra coscienza a qualcun altro, e sentirci “piu’ bravi, piu’ avanzati, piu’ santi”, la scelta e’ ampia: Maya ci offre un mercato quasi infinito. Purtroppo e’ una perdita di tempo, un pomeriggio passato al baraccone della fiera, a farci fare fotografie illusionistiche davanti a fondali esotici pitturati sul cartone o infilando la testa nelle sagome di cartone pitturate che ci fanno sembrare pesi massimi, vamp ballerine sinuose, o chissa’ che altro. Come ti sei accorto ultimamente, certi sfizi dopo un po’ perdono il sapore e sembra di masticare la stoppa. Come diceva Prahlad, “masticare cio’ che e’ gia’ stato masticato”. Quando uno cresce non se la sente piu’ di passare i pomeriggi interi a giocare con le macchinine, dopo un po’ gli viene voglia di fare qualcosa di piu’ soddisfacente e costruttivo… Quello che tu percepisci come assurdo, “far finta di essere etero”, e’ veramente assurdo, ma a un livello molto piu’ profondo. Essere obbligati a una finzione perche’ i devoti non sono in grado di accettare la verita’ in modo maturo, responsabile e saggio (e gentile) e’ una tragedia perche’ il primo, piu’ fondamentale e piu’ facile principio della religione e’ la veridicita’. Dharma e’ raffigurato come un toro che si regge su quattro zampe —— i quattro principi della religione: veridicita’, misericordia, pulizia e austerita’. Nel primo canto del Bhagavatam Pariksit trova l’era di Kali personificata nella forma di un sudra vestito da re, che sta spezzando le gambe di Dharma. Prabhupada spiega che con il passare delle ere i vari principi della religione vengono meno: in Satya yuga ci sono tutti e quattro, in Treta yuga viene a mancare l’austerita’, in Dvapara yuga viene a mancare la pulizia, in Kali yuga viene a mancare la compassione e rimane solo la veridicita’. Quando la veridicita’ viene distrutta, NON C’E’ PIU’ RELIGIONE, letteralmente. Compassione, pulizia e austerita’ senza veridicita’ sono soltanto una farsa. Sono come dice chiaro e tondo Rupa Gosvami, “un inutile disturbo per la societa’ umana”. La religione che non segue il principio fondamentale della religione, la veridicita’, non e’ che un tragico imbroglio, una truffa che fa male a tutti quanti e rovina la piazza alla vera spiritualita’. Se quindi ti trovi in compagnia di persone che FINGONO di essere quello che non sono, che NON ACCETTANO la verita’ in se’ stesse o negli altri, il mio umile consiglio e’ quello di prendere il largo al piu’ presto possibile. Riguardo a questo, Srila Prabhupada era molto misericordioso e perfettamente rispettoso della veridicita’. Non ha mai chiesto a nessuno di prendere sannyasa o di restare brahmacari, non ha mai chiesto a nessuno di fare NESSUNA scelta esteriore che fosse contraria alla sua vera situazione e posizione. Anzi, si arrabbiava quando i suoi discepoli volevano fare i fasulli super avanzati: e si arrabbiava forte. Non ci metteva ne’ uno ne’ due a chiamarli rascal, imbroglioni, farabutti, falsi devoti. Personalmente non ho mai letto nemmeno una parola che Prabhupada abbia formulato per fare discriminazioni materiali. Anzi. Specialmente nella Gita e nel primo canto del Bhagavatam non fa altro che martellare contro le discriminazioni materiali, quelle dei suoi confratelli, quelle dei brahmana di casta indiani, quelle dei suoi discepoli. Le etichette materiali sono soltanto un’altra malattia dell’identificazione materiale —— del falso ego. Catalogare un devoto come omosessuale o eterosessuale e’ stupido come catalogarlo come maschio o femmina, ricco o povero, bianco, nero o giallo o via dicendo. Ovviamente esiste un problema di sovrapposizione culturale. Molte persone sentono dire “religione” e subito buttano sul tavolo della mente tutto il loro bagaglio che hanno accumulato in anni e persino vite, e leggono ogni nuova informazione alla luce degli schemi mentali che hanno gia’. Se nella cultura cristiano/ebraica/musulmana la “sodomia” merita lo sterminio con una pioggia di fuoco o l’impalamento o roba del genere, purtroppo l’idea resta attaccata alla mente ed e’ difficile distaccarla. Per riuscire a vedere la luce nel suo vero colore bisogna togliersi gli occhiali colorati, e per riuscire a toglierseli bisogna innanzitutto rendersi conto di indossarli. La stragrande maggioranza della gente si accapiglia litigando sui colori del mondo e accusandosi di “errore” perche’ non vuole nemmeno prendere in considerazione la possibilita’ che le differenze di opinione siano dovute a lenti diverse. Non sa nemmeno cosa siano gli occhiali, credono che facciano parte del loro corpo, che ci siano nati, e senza non siano assolutamente in grado di vedere niente. L’unica soluzione consiste nel rendersi conto della presenza degli occhiali sul nostro naso e quello degli altri, fare degli esperimenti —— toglierseli, scambiarseli, eccetera. Nella cultura vedica, come tu hai ben visto dal documento “tritiya prakriti”, non esiste alcuna discriminazione riguardo agli omosessuali, anzi, vengono considerati come persone piu’ civili in quanto meno aggressive e piu’ amichevoli verso gli esseri viventi in generale. Approfitto per ricordarti, anche se lo sai gia’, che Arjuna divenne un omosessuale per un anno intero e ne approfitto’ per lavorare alla corte di Virata come insegnante di danza per la figlia del re e le sue ancelle. Nel Mahabharata nessuno fiata, nessuno piange la sua “disgrazia”, perche’ e’ una cosa normalissima, un cambio di attivita’ nella vita, temporaneo come qualsiasi altra caratteristica che si riferisce al corpo. Subito dopo quest’anno (in cui Arjuna se ne andava in giro con le trecce e vestito da donna) al termine dell’esilio dei Pandava, si svolge la battaglia di Kuruksetra e Krsna appoggia completamente Arjuna, che dei cinque Pandava e’ senza dubbio alcuno il piu’ caro a Krsna —— come Krsna stesso afferma piu’ volte nella Gita.

Con affetto,
Parama

Fonte https://web.archive.org/web/20020727163823/http://www.isvara.it/biblio/ait/2002/07-02/1688.htm

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