“Se c’è un aldilà sono fottuto” vita e filmografia di Claudio Caligari

se c'è un aldilà sono fottuto - Daniela Muraca people for planet

E’ il titolo del documentario in programmazione in questi giorni su RaiPlay dedicato alla parabola umana e professionale di Claudio Caligari, regista tra i più singolari del panorama italiano che, come è stato detto di lui, giocava una partita tutta sua in disparte, ma per il quale Cinema e vita erano assolutamente indissolubili.

Il Premio Zavattini UnaArchive insieme ad Arci Ucca (Unione dei Circoli Cinematografici Arci) il 18 novembre ha collocato Caligari nel primo appuntamento della rassegna on line imperniata su film e documentari che utilizzano in modo creativo e originale i materiali tratti da archivi filmici e televisivi. L’obiettivo dell’iniziativa è quello ritrovare il gusto della discussione in tempi in cui l’emergenza sanitaria tende a chiudere o a limitare l’elaborazione di riflessioni che restituiscano al Cinema la sua maggiore vocazione: quella di essere uno strumento che ci racconta delle storie e ci parla delle nostre vite. Caligari, scomparso a 67 anni nel 2015, è stato un grande interprete dell’Italia degli anni Settanta e Novanta in una miscela deflagrante di sensibilità esasperate ed impegno civile nel suo dar corpo e voce alla realtà degli ultimi ed emarginati delle periferie urbane.

Tutta la sua filmografia consiste in una trilogia: “Amore Tossico” del 1983, “L’Odore della Notte” del 1998 e “Non Essere Cattivo” del 2015. Tre soli, quindi, sono i film realizzati a fronte di una capacità strenua ed instancabile di scrittura che ha prodotto una mole notevole di sceneggiature rimaste nel cassetto. “Le forze produttive del Cinema italiano stanno diventando di tipo televisivo”, affermò Caligari in una intervista.

“Se c’è un aldilà sono fottuto” ripercorre biografia e percorso artistico di un regista non comune, estremamente schivo, timido e scontroso, ma ugualmente lucido, determinato, appassionato, sullo stampo pasoliniano, di verità che il mezzo cinematografico contribuisce a scovare, stanare, portare alla luce. Il documentario mostra anche le riprese di “Non Essere Cattivo”, coprodotto da Valerio Mastrandrea, fra back stage e sottotesto del film divertente, ironico, umanissimo. Ci fa conoscere le parole della lettera indirizzata a Martin Scorsese e ci racconta della lite alla Mostra del Cinema di Venezia scoppiata fra Tatti Sanguinetti e Marco Ferreri a proposito di “Amore Tossico” che suscitò molte polemiche per la sua cruda rappresentazione del mondo dell’eroina.

Un regista, Caligari, molto colto, amante del Cinema francese ed americano, immerso in una visione neorealista dalle tinte notturne, scopritore di talenti come Mastrandrea, Marco Giallini, Luca Marinelli. L’ultimo suo lavoro, “Non Essere Cattivo”, presentato a Venezia nel 2015 fra applausi e commozione a pochi mesi dalla sua morte, è un riconoscimento, probabilmente tardivo ma pieno, alla sua opera ed ai suoi film che si possono definire dei documenti di analisi politico-sociale. Claudio Caligari incassò i complimenti di Rossellini, l’attenzione di Fellini, ma oggi parla ai posteri da “Gigante dell’esperienza umana e professionale” secondo l’opinione di Marinelli, e da “amico e maestro”, secondo il ricordo di Mastrandrea.  La rassegna del Premio Zavattini e di Arci Ucca continuerà il 25 novembre con Dove bisogna stare di Daniele Gaglianone e Arrivederci Saigon di Wilma Labate.

Articolo a cura di Daniela Muraca

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