Covid-19, Crisanti teme un vaccino ma dai reparti covid non aspettano altro. “Paura? Mi sembra folle”

COVID vaccino Oxford - People For Planet

Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Perché vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie”: le dure parole del virologo Andrea Crisanti, diffuse a Focus Live, lasciano perplessi operatori e grande pubblico. E dunque così? Abbiamo un vaccino in arrivo, ma dobbiamo temerlo? I primi destinatari saranno i medici e gli operatori sanitari, e allora abbiamo chiesto un parere su questa presa di posizione a un pneumologo del reparto covid del Niguarda, per capire se i timori del celebre virologo siano diffusi.

“La sicurezza non è sottovalutata”

Quello che dice Crisanti può anche essere sensato, ma esistono criteri di valutazione, comitati etici e scientifici che validano l’approvazione di un vaccino, e valutano se ha superato i test di sicurezza”, risponde dal reparto covid-19 dell’ospedale Niguarda di Milano, il pneumologo Matteo Saporiti. “Non sta a me – ma credo neppure a Crisanti – fare questo tipo di valutazione, fermo restando che certamente non siamo in grado di aspettare i canonici 5/8 anni per la validazione e l’entrata in commercio di un vaccino. Sul vaccino della Pfizer possiamo portare avanti dei ragionamenti sui processi saltati e sul fatto che – di conseguenza – ci potranno essere tempi più lunghi per sviluppare l’immunità. Ma sulla sicurezza: lasciamola stabilire a chi è demandato a farlo”.

“Un commento assurdo”

Sinceramente mi sembra assurdo un commento del genere”, continua Saporiti . “Era quello che aspettavamo da tempo. Solo una vaccinazione di massa può risolvere in tempi relativamente brevi questa pandemia, se è vero come è vero che il coronavirus non sparirà da solo. Ripeto: si può discutere sul tipo di vaccino: quello di Pfizer è interessante ma fragile e lento nel costruire un’immunità. Tuttavia, io non vedo altra soluzione e quindi resto incredulo alla notizia che un immunologo titolato suggerisca di non farlo o si dica non disposto a farlo. Questa è la prima luce in fondo al tunnel e resta una buona notizia”.

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