I film animati di Miyazaki su Netflix

Gli appassionati di Anime giapponesi e animazione sanno già tutto. Ma il pubblico italiano di grandi e piccoli spettatori ha una grande occasione di fruizione per poter vedere una retrospettiva della casa di produzione giapponese Studio Ghibli fondata nel 1985 da Hayao Miyazaki (il suo regista più celebre che vinse l’Oscar e il primo Orso D’Oro assegnato ad un film di animazione con “La città incantata”) e Isao Takahata che pur ben affermati con la realizzazione di prodotti seriali venduti in tutto il mondo come “Heidi” e “Anna dai capelli rossi” scelsero una via indipendente dettata dalla qualità tecnica e dai rilevanti contenuti delle trame proposte. Trovarono l’adesione degli esperti produttori Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuna che completano il mitico quartetto dei fondatori.

Ben ha fatto la piattaforma Netflix ad acquisire i diritti di tutta la produzione dello Studio, che prende il nome dal vento africano secondo la denominazione data da piloti italiani ricognitori durante la Seconda guerra mondiale, e iniziare a trasmetterli dal prossimo primo febbraio.

E’ un fenomeno enorme in Giappone, con incassi rilevanti ma anche nel resto del mondo con la critica specializzata e mainstream che ha molto acclamato un fenomeno culturale che ha spesso superato il colosso Disney per la capacità di saper conquistare pubblico adulto novecentesco e giovanissimi millennial del XXI secolo.

Lo Studio è sempre stato molto rigoroso nel difendere l’edizione originale dei propri lavori evitando compromessi culturali con gli acquirenti occidentali come il no deciso dato al potentissimo boss della Miramax Harvey Weinstein che aveva proposto tagli e modifiche pensando a maggiori introiti commerciali.

Da tempo lo Studio ha annunciato la sua chiusura definitiva, rimandata più volte, ma la messa in onda dal prossimo primo febbraio dei primi sette film dell’intero catalogo che sarà programmato nei prossimi mesi, consente a molti di poter guardare e conoscere dei film che in Italia hanno avuto diffusione grazie alla meritoria Lucky Red.

Questi i primi sette titoli che aprono la rassegna.

IL CASTELLO NEL CIELO di Hayao Miyazaki, 1986

Uscito nelle sale italiane con discreti incassi per uno dei primi lavori dello Studio. Per sfuggire ai pirati dell’aria, Sheeta cade da un aereo sulle braccia di Pazu, recando con sé un segreto legato all’esistenza di una misteriosa città tratta come toponimo da “I viaggi di Gulliver” e con delle suggestioni del mito di Atlantide che trova con echi di Giulio Verne eserciti e pirati fronteggiare i poteri di una pietra magica posseduta dalla ragazza protagonista. Secondo Moradini: “Diretto al pubblico di ogni età (come tutti i film di Miyazaki), in garbato equilibrio tra poesia e sfrenata fantasia, con l’aggiunta di scene d’azione e scenografie di memorabile bellezza e fascino, è un gioiellino “fatto a mano”, realizzato con centinaia di migliaia di disegni”.

IL MIO VICINO TOTORO di Hayao Miyazaki, 1988

Recuperato in Italia nel 2009 quando lo Studio aveva espresso le sue enormi potenzialità in tutto il mondo e riproposto nel 2015 per il trentennale dello Studio. Due giovani sorelle, Satsuki e Mei, si trasferiscono insieme al padre in un paesino di campagna per andare a vivere più vicini alla madre delle bambine, ricoverata in ospedale. Sarà una scoperta del soprannaturale con fantasmi e creature, a partire da Totoro. L’intuizione di un fabbricante di peluche di lanciare sul mercato il pupazzo di Totoro sarà determinante per i proventi che premia il personaggio a rappresentare il logo dello Studio Ghibli e che ne fa una sorta di Winnie The Poo d’Oriente. Ma in Occidente non mancano gli estimatori come provano le citazioni in “Toy Story” e “I Simpson” e il giudizio alla sua uscita del Financial Times che scrisse: “Totoro è più amato genuinamente di quanto Topolino possa sperarlo di esserlo nelle sue più fervide fantasie”:

KIKI-CONSEGNE A DOMICILIO di Hayao Miyazaki, 1989

Una giovane e apprendista strega consegna pacchi a domicilio con la sua scopa volante in una città di mare (mutuata da ispirizioni di Stoccolma, Napoli e Lisbona), e senza i suoi genitori. Tratto da un libro giapponese appare come una sorta di rivisitazione di Pippi Calzelughe (anche qui la scrittrice del romanzo è donna) per una storia di formazione che valorizza molto il tema dell’amicizia ma che non trascura il contenuto del male oscuro con riscatto sempre presente in Miyazaki. Secondo Andrea Fontana di Fumettologica: “La linearità e la trasparenza, che ben nascondono un universo stratificato e complesso, sono la forza di un film che, a trent’anni dalla sua uscita, stupisce ancora per la sua forza etica e strettamente cinematografica, che è anche la forza che contraddistingue la magnificenza autoriale di Hayao Miyazaki”. Primo vero grande successo economico dello Studio.

PIOGGIA DI RICORDI di Isohao Takata, 1991

Ambientato negli anni Ottanta mette al centro del film il tema della memoria e della nostalgia esistenziale. Tratto da un manga, la vicenda originale viene sdoppiata su due piani che consegnano alla storia poesie memorabili. Una single trentenne nata e vissuta a Tokyo decide di passare le vacanze in campagna da dei parenti. Durante il viaggio, inizia a ricordare vari eventi di quando aveva dieci anni. Il film alterna per tutta la sua durata questi due piani temporali, dal presente in cui la protagonista adulta apprezza le gioie della vita di campagna, al passato, in cui si rivede bambina scoprire la vita tra scuola elementare e famiglia. Campione d’incassi in Giappone, in Italia uscito solo sul mercato Home.

PORCO ROSSO di Hayao Miyazaki, 1992

Per Miyazaki l’areonautica degli albori e il volo sono una perenne fonte d’ispirazione (il padre era stato progettista dei celebri caccia “zero” giapponesi) e trova in uno dei suoi film più politici un tocco strepitoso in una vicenda che libra come un fumetto di Corto Maltese e con atmosfere da “Casablanca”. Marco Pagot è un ex-pilota che si è misteriosamente ritrovato nelle sembianze di un maiale. Con il nome di battaglia di Porco Rosso, vola alla ventura sui cieli dell’Adriatico a bordo del suo idrovolante rosso, sfuggendo a fascisti e sbarcando il lunario come cacciatore di taglie. Non mancano le donne e un antagonista di degno rispetto. La battuta “Meglio porco che fascista” fa il paio a “Io odio i nazisti dell’Illinois” di Blues Brothers.

SI SENTE IL MARE di Tomomi Mochizuki, 1993

Una sorta di triangolo sentimentale minimalista ambientato su un’isola che accoglia la ragazza protagonista che arriva da Tokyo e non riesce a integrarsi con le compagne trovando in due ragazzi il proprio riferimento. Prodotto per la televisione e uscito come evento a Natale che in Giappone per i non cristiani è una sorta di San Valentino giapponese. Primo film non realizzato dai maestro fondatore ma realizzato da un giovane trentenne e tratto dal libro di una scrittrice. Avversato dai duri e puri del genere il film è una classica storia di giovani che scoprono la vita attraverso l’amore.

I RACCONTI DI TERRAMARE di Goro Miyazaki, 2007

Figlio di cotanto padre si cimenta con il genere fantasy che contamina scenografie irlandesi con paesaggi da Mille e una notte. Ispirato al terzo volume della saga fantasy di Ursula Le Guin, “Earthsea” che rimase delusa per il fatto che il film non sia stato realizzato da Miyazaki senior. L’equilibrio del mondo sta cambiando da quando i draghi, che controllano il confine estremo di Terramare, si spingono minacciosamente fino alle terre abitate dagli esseri umani ma un giovane mago rimette tutto in ordine. Buon affluenza di pubblico in Giappone, tiepida in Italia alla Mostra di Venezia e nelle sale.

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