Il problema dell’insalata in busta

“L’insalata in busta? Ti stanno vendendo tempo, che poi possiamo spendere sui social, magari ad istruire gli altri su come difendere l’ambiente” è polemico Spartaco Gippoliti, conservazionista, nel commentare – sui social – l’uscita del libro “Fragole D’Inverno” di Fabio Ciconte (Editori Laterza).

Dietro l’insalata

Per avere la comodità di un’insalata in busta, abbiamo costruito infrastrutture che prima non esistevano e serre che garantiscono una produzione per tutto l’anno, abbiamo consumato plastica e disperso enormi quantità di gas climalteranti. Questo il messaggio del libro,  che racconta il lato oscuro del boom della cosiddetta “quarta gamma“: la tendenza ad avere un cibo “sempre più trasformato e sempre meno materia prima” e dei suoi pesanti impatti ambientali. Qui la presentazione del libro.

L’occasione è buona per riflettere su uno stile di vita assurdo. Ogni anno l’occidente spreca 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti commestibili, un terzo della produzione globale e quattro volte quello che basterebbe per fornire le calorie necessarie a tutti coloro che non ne dispongono.

Un terzo della crisi climatica

Sono i nostri comportamenti alimentari e ciò che li precede – ovvero l’agricoltura e l’allevamento intensivi, la produzione fuori stagione, la logistica del cibo, fino alle scelte fatte al supermercato e a tavola – che generano un terzo della crisi climatica attuale.

Quando si parla di emissioni di CO2 si pensa alle auto in colonna, agli impianti di riscaldamento, alle industrie: meno al cibo. Ma l’agricoltura – ci ricorda Ciconte – è responsabile del 23% delle emissioni di CO2, l’intero sistema agroindustriale del 37%.

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