Rinnovabili: “La tecnologia ha diminuito i costi del fotovoltaico del 30%”

Il fotovoltaico è sempre più appetibile, sempre più vantaggioso e la finanza deve allungare il passo per rendere possibile il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi energetici nazionali che, al 2030, richiedono, di fatto, di triplicare le attuali installazioni rispetto all’ultimo biennio.

Il settore del fotovoltaico ha vissuto cambiamenti significativi negli ultimi 5 anni, attraversando diverse fasi, dagli incentivi al consolidamento; dalla rimodulazione del programma Conto energia (cd “Feed-in Tariff”) alla compressione dei rendimenti; fino all’attuale slancio dato dall’innovazione tecnologica, che oggi ha reso il settore ancora più sostenibile rispetto alle fonti tradizionali, anche in assenza di incentivi statali (“grid parity”).

Mancano gli investimenti

«Un’evoluzione del settore è quindi necessaria per consolidare il cambiamento, e contribuire al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi nazionali ed europei di green energy», ha commentato ieri Giuseppe La Loggia, Head of Energy Infratructures di EOS IM Group, di fronte alla platea virtuale del Forum “Investire nel Green Deal. I fondi di investimento e le opportunità dell’Economia Sostenibile”, organizzato dal CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche e GreenHill Advisory. La sfida attuale, in altre parole, è garantire agli investitori quelle opportunità che permettano di sfruttare le potenzialità delle energie rinnovabili anche in assenza di incentivi statali.  «Per noi, ad esempio, le nuove opportunità per lo sviluppo sono progetti greenfield operanti in grid-parity, grazie al sostanziale miglioramento tecnologico raggiunto», ha detto La Loggia.

Costi ridotti del 30% in 5 anni 

Stando a un’analisi EOS IM su dati International Technology Roadmap for Photovoltaic e LONGi, l’investimento nell’energia rinnovabile da fonte solare gode oggi di un vantaggio per cui, solo negli ultimi 5 anni, il LCOE (il costo) si è ridotto di quasi il 30% dal 2015 al 2019. «Negli ultimi 5 anni sono state introdotte su vasta scala innovazioni come le celle mono-cristallino, la ‘passivazione’ (‘PERC’) e la resa bifacciale del pannello fotovoltaico. L’avanzamento tecnologico ha portato a un importante rilancio dello sviluppo del settore, permettendo il raggiungimento delle condizioni di viabilità e di indipendenza economica degli impianti solari senza necessità di sussidi pubblici», spiega La Loggia.

Pennelli più duraturi e facili da smaltire

«In 30 anni la degradazione dei pannelli solari, grazie al cambio di tecnologia, è diminuita di 14 punti percentuali, permettendo una mitigazione sostanziale del rischio regolatorio, con un contestuale aumento della produzione annua e della vita utile del progetto, una maggiore produzione di energia garantita, e più a lungo. Inoltre, abbiamo oggi un minore impatto ambientale legato al decommissioning, ovvero lo smaltimento, oltre ad una notevole riduzione delle superfici occupate.

«Ulteriori vantaggi legati al progressivo consolidamento tecnologico sono legati alle tecnologie di storage dell’energia nei picchi giornalieri e stagionali di produzione, che non corrispondono sempre a quelli di utilizzo, per cui tutti i nostri nuovi investimenti prevedranno la possibilità di cogliere tali opportunità», ha aggiunto La Loggia.

Da ultimo è stato evidenziato l’impatto positivo e rilevante in termini di indotto per l’economia reale della zona coinvolta da sviluppo di nuovi impianti di generazione di energia, dato il concreto potenziale in termini di occupazione e valorizzazione del territorio.

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