Covid-19: Scuole chiuse in Campania, Pediatri ACP “Antiscientifico”

Dopo le proteste dei genitori, anche i pediatri dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) si oppongono alla scelta di far slittare il ritorno in presenza di bambini e ragazzi.

L’anomalia campana

Il Direttivo campano, al fianco di quello nazionale, sottolinea con una attenta valutazione della letteratura scientifica – basata anche sull’aggiornamento del documento ECDC (Centro Europeo per il Controllo e la prevenzione delle Malattie) del 23 Dicembre 2020 – la necessità di una urgente riapertura delle scuole in presenza, specie in Campania, dove la scelta sembra essere quella di procrastinarne ulteriormente l’apertura. Dagli 8 anni, in questa Regione, i bambini hanno potuto frequentare poco più di un mese da settembre a oggi: meno dei coetanei di tutto il resto d’Europa.

Perché riaprire?

“I minori sono tra i soggetti più esposti all’impatto sociale e psicologico della pandemia da SARS-CoV-2 – spiega Stefania Manetti, pediatra del direttivo e referente regionale ACP Campania -. Seppur meno colpiti e con conseguenze raramente complesse, bambini e ragazzi hanno ricevuto altri danni da questa pandemia, danni che mettono a grave rischio il loro futuro da adulti”.

Evidenze scientifiche robuste confermano che la chiusura delle scuole sia associata a notevoli effetti avversi sulla loro salute fisica e mentale, con notevoli disparità anche sul fronte educativo, a lungo termine, e un impatto sproporzionato in termini di diseguaglianze sui bambini più vulnerabili e sulle loro famiglie (1).

Il costo economico della chiusura delle scuole in relazione alla attuale pandemia si stima molto alto se consideriamo la perdita di apprendimento e la riduzione delle competenze a lungo termine (2), oltre alla perdita del lavoro dei genitori. In alcuni contesti, la chiusura delle scuole ha generato l’aumento della violenza domestica e delle situazioni di stress tossico, ovvero prolungato nel tempo, per i minori.

La chiusura delle scuole dovrebbe perciò essere adottata come ultima soluzione ai fini del controllo della pandemia, e se necessaria, dovrebbe essere disposta a tempo limitato, con un costante e attento monitoraggio degli effetti sui bambini, specie se vulnerabili.

Nessun vantaggio dalla chiusura

Uno studio USA su modelli matematici ha dimostrato come la chiusura delle scuole primarie possa condurre a un maggio numero di anni di vita persi rispetto alla decisione di lasciare la scuola aperta (4).

“Peraltro, il rientro a scuola per i bambini, attuato a metà agosto in diversi Paesi europei, non sembra essere stata la causa della “seconda ondata” osservata a partire da ottobre 2020”, spiega Manetti. In un altro studio recente infatti, in un campione rappresentativo di 243 scuole, sono stati testati random circa 10.000 bambini e docenti delle scuole primarie e secondarie con il RT-qPCR tests per SARS-CoV-2. Nel primo periodo analizzato nello studio, tra fine settembre e fine ottobre, non c’erano differenze statisticamente significative per la presenza di tamponi positivi tra gli studenti delle primarie e secondarie, né tra gli studenti e i docenti (5). In questo studio è invece emerso un maggiore rischio di positività nelle scuole a cui afferiscono bambini provenienti da contesti svantaggiati.

Cosa realmente conosciamo?

La trasmissione di SARS-CoV-2 si può verificare nel contesto scolastico e sono stati riportati clusters nelle scuole d’infanzia, primarie e secondarie. Tuttavia, si è visto come la trasmissione nelle scuole riguardi una minoranza di tutti i casi di COVID-19 presenti. Le scuole non rappresentano contesti di diffusione virale né contesti in cui si alimenta la diffusione del virus.

Cosa si può fare?

Evidenze scientifiche molto robuste ci confermano che interventi non farmacologici possono limitare la trasmissione di SARS-CoV-2. La combinazione di un distanziamento sociale (tempi di ingresso differenziati, distanziamento in aula, abolizione di alcune attività al chiuso), associato a misure di sicurezza quali lo stare a casa se ammalati, il lavaggio frequente delle mani, l’igiene respiratoria, la pulizia degli ambienti, una accurata ventilazione, l’uso delle mascherine di comunità, l’organizzazione attenta del trasporto scolastico, hanno tutte un ruolo importante. La combinazione di questi interventi, calibrati in base all’età degli studenti, appare essere una efficace modalità di prevenzione.

Non è necessario chiudere le scuole al fine del controllo della pandemia

Dai dati disponibili dalla letteratura scientifica sull’argomento si può dedurre che:

Esiste un generale consenso riguardo alla necessità di NON chiudere le scuole al fine del controllo della pandemia da COVID19, SE NON come soluzione ultima ed estrema adottabile, in caso di effettiva necessità.

I dati della sorveglianza riguardo i bambini affetti da COVID19 con età tra i 12 mesi e i 18 anni evidenziano bassi dati di ospedalizzazione, bassa incidenza di richieste di ospedalizzazioni per complicanze o malattia grave, e bassa mortalità rispetto alle altre fasce di età.

I bambini sono suscettibili a ogni età di ammalarsi di COVID19 e possono trasmettere il virus SARS-Cov-2, tuttavia i più piccoli appaiono meno suscettibili alla infezione, e qualora si infettino, questo meno spesso provoca la diffusione della trasmissione virale ai bambini più grandi o agli adulti.

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