Il governo Conte vincicchia al Senato. E ora…

Conte Senato

Maggioranza relativa, sopravvivenza relativa

Il governo Conte bis è sopravvissuto al voto in Senato, ottenendo la maggioranza relativa dei voti espressi (156) ma non la maggioranza assoluta (161), conseguenza da un lato dell’astensione di Italia Viva e dall’altro del supporto al Governo di senatori a vita che di solito non sono presenti al senato per ragioni di salute (commovente la presenza di Liliana Segre) e di un paio di transfughi di Forza Italia.

Un voto che dà una quadro tutt’altro che rassicurante sulle sorti future del governo, anche se in Italia siamo abituati a governi precari.

Di sicuro il governo Conte 2 appare indebolito dopo l’uscita di Italia Viva, non avendo fin qui trovato una alternativa organica con cui sostituire i parlamentari di Renzi.

Le strategie di Conte

Conte sta lavorando a raccogliere una squadra di deputati e senatori, cercando tra gruppi misti e Forza Italia, che sostenga il governo e precostituisca in prospettiva l’embrione di una nuova entità politica che sfrutti la sua popolarità personale nel paese e si collochi al centro del panorama politico, come era un tempo la DC, potendo scegliere di volta in volta con chi allearsi. Si conosce già anche il nome possibile, Insieme, il nome che Conte ha registrato da un notaio.

Questa è la prima opzione di Conte, mantenere in vita il governo con il sostegno organico di un nuovo gruppo che faccia riferimento direttamente a lui.

La seconda opzione di Conte, se la prima non riuscisse, è andare al voto subito, per tesaurizzare il credito che ha ora nel paese presentandosi con una propria lista. Altrimenti se fosse sostituito alla guida del governo rischierebbe di scomparire politicamente.

L’obiettivo di Renzi

A queste ipotesi si oppone Renzi che lo vuole disarcionare senza andare alle elezioni per eliminare l’avversario più pericoloso per il suo disegno di leadership personale di un nuovo centro della politica ed avere il tempo per risalire la china rispetto ai suoi attuali bassissimi incide di popolarità nel paese.

Un war game mentre l’Italia rischia di bruciare

Tutto questo accade mentre siamo in presenza di uno dei momenti più critici della storia repubblicana, attanagliati dalla pandemia, dalla crisi economica, dai conti delle Stato sempre più traballanti: non bisogna dimenticare che per sussidi  e “ristori” dati a pioggia, spesso in maniera indiscriminata, in questa fase lo Stato italiano (cioè noi) si è ulteriormente indebitato per quasi 100 miliardi.

Non abbiamo ancora ottenuto il Recovery Fund 

E spira un’aria di ingiustificato ottimismo sul Recovery Fund.

Come diceva Vujadin Boskov “partita finisce quando arbitro fischia” e la partita con l’Ue è lungi dall’essere finita.

Il Recovery Plan, la cui versione definitiva va presentata entro aprile, è ancora un embrione di progetti senza programmi operativi, senza indicazione dei risultati attesi e senza indicazione di quale sarà la governance chiamata a gestire i fondi. E senza questi elementi i fondi dell’UE sarebbero una chimera.

Il torpore del paese

Il tutto mentre il paese sembra attraversare una fase di torpore, di afasia, come se la pandemia avesse prosciugato le energie fisiche e psichiche della società civile.

E’ ora di svegliarsi dal torpore. Parafrasando Georges Clemenceau “La politica è una cosa troppo seria per lasciarla solo in mano ai politici.”

Foto Yara Nardi da Courrier International

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